Le carte d’identità, quelle rubate stanotte dall’ufficio Anagrafe del Comune di Marano, non erano custodite nell’apposita cassaforte, in uso proprio nell’ufficio di piazza Trieste e Trento, bensì nell’ufficio del responsabile del settore, il funzionario comunale Antimo Scotto, sbarcato al Comune in veste di addetto stampa dell’ex sindaco Bertini e poi assunto, con un contratto a tempo indeterminato, dal sindaco Salvatore Perrotta. Da alcuni anni Scotto, smessi i panni dell’addetto stampa, è responsabile del comparto demografico dell’Ente. Le carte d’identità, circa 2000 mila, non sarebbero state conservate nella cassaforte, così come previsto dalla legge, poiché la stanza contenente il forziere sarebbe oggetto delle visite dei topi.
Il funzionario, dunque, ha conservato tutto, tessere, soldi (circa 7 mila euro) e due pc di sua proprietà, contenenti però (almeno in un caso) dati personali di migliaia e migliaia di utenti, nel suo ufficio al primo piano della struttura (inagibile e vetusta) di piazza Trieste e Trento.
I ladri sono entrati da via Annunziata, dall’ingresso più “tenero” di un grissino e, dopo aver rovistato in tanti locali, hanno sfondato e divelto (con un piede di porco) la porta d’ingresso dell’ufficio del dottor Scotto.
Chi ripagherà l’ente dell’ingente danno? I soldi saranno detratti dallo stipendio dell’incauto dipendente? E ancora: sarà attivato un procedimento disciplinare a suo carico? E’ più che probabile che la cosa finisca nel più classico dei modi alla maranese: ovvero tutto a tarallucci e vino. Da quando si è insediato al Comune il prefetto Reppucci le cose sono, per certi versi, addirittura peggiorate. Qualche esempio?
Il procedimento disciplinare contro il custode assenteista della villa comunale è stato aperto con settimane di ritardo e solo dopo gli articoli di stampa.Per giunta, facendo riferimento alla legge precedente a quella Madia. Roba da Scherzi a parte.
Dei procedimenti disciplinari a carico della funzionaria Angela Veccia e del dirigente Luigi De Biase non si hanno più notizie.
Il prefetto Reppucci, inoltre, ha avallato, sotto indicazione della segretaria generale, atti amministrativi (delibere commissariale e ordinanze) palesemente illegittimi e che hanno prestato, in un caso, anche il fianco a ricorsi e impugnazioni in sede di Tar. Il caso delle aree standard sottratte dai palazzinari alla collettività si è conclusa (almeno per ora) con una colossale figuraccia da parte del Comune.
Era stata bandita, inoltre, una procedura per individuare un nuovo segretario generale. Al Comune sono arrivate ben 8 domande, ma nessun candidato sembra fare al caso del prefetto, che si sta mostrando, forse, troppo morbido per un municipio che necessiterebbe, invece, di più bastone e meno carota. Rispettiamo Reppucci, ma non condividiamo in alcun modo la linea adottata fin qui. I tempi dell’uscita di scena della segretaria-disastro, insomma, si dilatano. Altri esempi?
Il regolamento su gazebo, strombazzato ai quattro venti, è rimasto nei cassetti, così come la delibera per il riscatto delle aree di superficie, anch’essa annunciata in pompa magna e che consentirebbe all’ente di fare cassa.
In tre mesi, insomma, molto fumo e pochissimo arrosto. Ne vedremo delle belle anche con le imminenti (chissà se sarà veramente così) rotazioni interne all’Ente: si salverà qualcuno (tra i peggiori come risultati) e saranno puniti solo alcuni dipendenti. Sarebbe il caso, invece, di agire, per dare un segnale vero, un po’ in tutti i settori. A Marano non ci sono solo santi o demoni. C’è una linea di mezzo che, talvolta, è ancor più pericolosa.
Tre mesi di fumo, insomma, e di scarsissimi risultati. Anche sul fronte del presidio delle zone “gestite” dagli abusivi si è dovuto attendere l’arrivo di Striscia la Notizia. Speriamo che la rotta venga invertita al più presto, anche grazie all’arrivo di qualche sovraordinato. Il Comune di Marano, per uscire dalla crisi in cui versa, necessita di cure di cavallo e non certo di aspirine.
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