L’intreccio tra camorra locale, politica e imprenditoria. E’ su questo aspetto che stanno lavorando (in prevalenza) i carabinieri del Ros che nel corso degli ultimi mesi hanno sequestrato svariati faldoni relativi all’area industriale (area Pip) di Marano.
Il teorema, lo scenario paventato dalla Direzione distrettuale antimafia e dai carabinieri si sta svelando col passare delle settimane e degli interrogatori. Il Pip di Marano – secondo le ipotesi investigative, naturalmente tutte da confermare – sarebbe stato frutto di un accordo tra la camorra di Marano, che diede il suo assenso ed entrò direttamente nella questione degli espropri dei terreni, l’imprenditoria e la politica.
La gara per l’assegnazione degli spazi su cui sarebbero sorti i capannoni industriali (attualmente nel Pip sono più le aziende commerciali che quelle ad indirizzo industriale) fu vinta, alla fine degli anni Novanta, dall’Iniziative industriali di Sant’Antimo, società di scopo creata dalla Cesaro costruzioni, a sua volta fondata dalla nota famiglia di imprenditori e politici. Fu l’unica ditta a presentare domanda? Per anni si disse di sì, ma in realtà le cose andarono in maniera diversa: una seconda azienda (importante società) fu esclusa perché pare non fosse non in regola con la documentazione.
Dalla fine degli anni Novanta, periodo in cui fu avviato l’iter (gestione Bertini), alla costruzione dei capannoni e all’avvio delle attività (avvenuto nel 2012-2013) si sono succedute svariate amministrazioni cittadine, ma poco o nulla è stato fatto per verificare gli atti di gara, le modalità di finanziamento (i milioni stanziati dalla Regione non sono mai stati rendicontati) e la regolarità dei capannoni. Soltanto di recente, dopo l’arrivo dei Ros, il Comune ha pensato fosse arrivato il momento di porre in essere qualche controllo e di ratificare qualche ordinanza di chiusura delle attività: ordinanze perlopiù disattese o impugnate al Tar.
Ma tornando alla questione intreccio camorra-imprenditoria e politica, ossia l’aspetto più importante dell’indagine, il quadro è ormai chiaro: gli investigatori puntano a dimostrare che ci fu un accordo, un patto tra i Polverino e i loro referenti nel settore edile, i Cesaro e qualche politico locale.
Nel corso di queste settimane sono state ascoltate decine di persone, in primis gli ex dirigenti dell’ufficio tecnico comunale, Santelia, Micillo, Di Lorenzo, Asfaldo e Pitocchi. Ma anche la funzionaria Cerotto, il dirigente comunale De Biase, gli ex sindaci Perrotta e Bertini, l’attuale sindaco Liccardo, l’ex vicesindaco (con delega al Pip) Nuvoletti, l’ex assessore all’Urbanistica Sgariglia, il tecnico che si occupò degli espropri Di Maro, una dipendente del Comune di Marano, i rappresentanti della Cesaro Costruzioni.
Cosa è accaduto? Alcuni funzionari sono stati ascoltati su questioni prettamente tecniche, attinenti quindi agli atti di gara, bando o alla questione delle mancate verifiche dei capannoni; altri invece su questioni per così dire meno tecniche e più legate alla sfera criminale della città.
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