Calvizzano, fine della campagna elettorale: il comune sciolto per mafia. Mauriello: “C’è amarezza, ma ora si approfitti di ciò che è accaduto per rinnovare la classe dirigente del paese”

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Qualcuno era già in piena campagna elettorale, altri invece avevano preferito stare alla finestra, in attesa della decisione del Consiglio dei Ministri. Quella decisione, che molti temevano, che in tanti avevano paventato negli ultimi giorni, è arrivata nella giornata di ieri: il Consiglio comunale è stato sciolto per ingerenze della criminalità organizzata. E’ la prima volta per il piccolo comune a nord di Napoli, da sempre segnato da lotte intestine, litigiosità politica, ma fino a ieri mai sfiorato da vicende che hanno a che fare principalmente con la sfera della malavita. La tornata elettorale del 10 giugno è dunque archiviata. A Calvizzano si tornerà al voto, verosimilmente, nell’autunno del 2019 o nella primavera dell’anno successivo. Per ora, insomma, possono deporre le armi tutti quelli che si erano in qualche modo lanciati nella campagna elettorale, partita naturalmente in sordina e con l’ombra di uno scioglimento che poi si è realmente concretizzato. “Lo scioglimento era dato pressoché per certo da circa un mese – dice il vicesindaco Lorenzo Grasso, subentrato qualche mese fa al defunto primo cittadino Giuseppe Salatiello – Non mi risulta, tuttavia, che a Calvizzano vi siano famiglie mafiose e non mi è mai parso che alcuna famiglia o esponente della criminalità abbia condizionato l’attività amministrativa  Ora – aggiunge – attendiamo le motivazioni dello scioglimento, dopodiché, insieme ad altri, valuteremo se fare ricorso. Se lo faremo, ad ogni modo, sarà unicamente per difendere l’onorabilità dei cittadini e non certamente per motivi elettorali. Era già noto, infatti, che non mi sarei ricandidato”.
L’arrivo della triade commissariale, che si insedierà tra qualche giorno, ha il sapore di una mazzata anche per il presidente del Consiglio comunale Antonio Mauriello, uno dei candidati in pectore alla carica di sindaco. “Sono amareggiato, anche perché non riesco e non riusciamo a spiegarci quali siano i reali motivi di questo scioglimento. Non ho mai avuto il minimo sentore che vi potessero essere condizionamenti della criminalità nella sfera politico-amministrativa. Se avessimo avuto tale sentore, avremmo denunciato il tutto all’autorità giudiziaria – aggiunge Mauriello – Il ricorso al Tar? Prima di sbilanciarmi sarà opportuno leggere le motivazioni e capire eventualmente cosa ci è sfuggito e se sussistono realmente gli estremi per impugnare il tutto”. La delusione è tanta, ma Mauriello guarda già al futuro: “Da certe situazioni bisogna trarre anche degli insegnamenti: è giunto il momento che Calvizzano guardi al futuro e ciò deve passare anche attraverso il rinnovamento della sua classe dirigente”.
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