Lavori nell’area Pip, ecco cosa ha deciso il Comune per uscire dall’impasse ed evitare guai giudiziari

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Al Comune di Marano si sono chiusi a riccio: non vogliono fornire notizie alla stampa sulla questione Pip e sui lavori di messa in sicurezza di un’area che ad oggi non è assolutamente a norma. Il prefetto Di Menna, anziché adottare provvedimenti urgenti sulle questioni attinenti al personale comunale coinvolto in svariate vicende giudiziarie, ha imposto il silenzio ai suoi dirigenti. Non vuole fughe di notizie, come se sul Pip non si sapesse già tutto, come se non si sapesse che il Comune ha dormito per anni (zero controlli) e poco nulla ha fatto anche durante la gestione Reppucci, tanto da essere richiamato all’ordine dalla Procura di Napoli.

Al netto di queste considerazioni e di questi malcelati tentativi di nascondere le cose, la mossa del Comune per uscire dall’impasse sull’area industriale di via Migliaccio, da oltre un anno e mezzo oggetto delle indagini della Procura di Napoli, sarebbe la seguente: intimerà  l’avvio dei lavori all’attuale curatore giudiziario della Iniziative industriali, la ditta di Sant’Antimo fondata dai fratelli Cesaro, vincitrice di un bando di gara nel 2005, e agirà (eventualmente) in danno all’impresa in caso di sua inottemperanza. Le relazioni tecniche, frutto del lavoro dei periti nominati dal Comune e dalla Procura, non lascerebbero spazi a dubbi e interpretazioni di sorta: l’azienda non ha eseguito l’opera (rete elettrica, rete fognaria e del gas) a regola d’arte e, pertanto, deve accollarsi i costi per la messa in sicurezza. La decisione sarebbe stata comunicata al procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, che coordina le indagini sull’area industriale di Marano.

Quantificato anche l’importo dei lavori, che dovrebbe essere al di sotto dei 100 mila euro. Fondi che il Comune potrebbe esser costretto ad anticipare se la curatela giudiziaria della ditta dovesse fare ostruzionismo. In quel caso il costo degli interventi sarebbe anticipato dall’Ente, che avrebbe però la possibilità di rescindere il contratto con la Iniziative industriali (per inadempienza contrattuale) ed acquisire strade e capannoni al proprio patrimonio immobiliare. Discorso a parte invece per il rifacimento ex novo dei sottoservizi.

Quei lavori – che nessuno al momento può accollarsi – costeranno tra i due e i tre milioni di euro. Per questo secondo step si tenterà la strada del dialogo con la Regione, nella speranza che Palazzo Santa Lucia possa concedere un finanziamento (sarebbe il secondo per l’area Pip di Marano) utile a scongiurare la chiusura dell’intera area e delle attività, molte delle quali in difetto anche sotto il profilo urbanistico e tributario (l’Imu da versare al Comune ce la dimentichiamo?).

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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