“Il presidente della Repubblica, quando era ministro dell’Istruzione, redigeva circolari che più o meno invitavano a non concentrare i ragazzi stranieri nella stessa classe, ma perché è una misura di buon senso e che quindi mi pare che sia giusto portarla avanti”. Giorgia Meloni passa all’attacco. E lo fa contro il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che lunedì scorso, nel suo intervento all’inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice, sembrava aver risposto al suo annuncio di un approdo a breve in Consiglio dei ministri di una norma per mettere un tetto al numero di stranieri in classe. “La scuola – aveva ricordato il capo dello Stato – è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati. La scuola prepara tutti. È aperta a tutti: così dispone l’articolo 34 della Costituzione”.
Ospite di Cinque minuti, nel salotto di Bruno Vespa su Raiuno, la premier dapprima stempera i toni. Nelle parole di Mattarella, infatti, Meloni non vede un attacco a lei, perché quando il presidente della Repubblica dice che “la scuola deve superare le incomunicabilità, non creare ghetti” sta intendendo la stessa cosa che intende lei. “È chiaramente molto più semplice se tu prendi un bambino straniero che non parla la nostra lingua e lo metti in una classe dove la prevalenza degli studenti non parla la nostra lingua – spiega -. Mentre creare una distribuzione più equa delle classi, delle classi più equilibrate, serve proprio a impedire che un ragazzo straniero, quanto anche i ragazzi italiani, possano sentirsi nel ghetto”. Poi ci va giù dura. Scatenando le proteste delle opposizioni.
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