Il momento del castigo, chiamato «l’isolamento». Il cibo inadeguato, l’aria condizionata spenta. L’acqua razionata in modo che i bimbi facessero meno pipì, per risparmiare sul costo dei pannolini. E poi quelle strane attenzioni che una delle «educatrici» — in realtà una ragazza di 24 anni che non aveva alcun titolo professionale — riservava a qualcuno dei piccoli. Le immagini delle telecamere installate dalla Squadra mobile in un asilo nido privato che ospitava bambini fino a un massimo di 3 anni di età in un comune in provincia di Monza, la filmano mentre li bacia. Lo farebbe in un modo definito «equivoco» dagli investigatori. Una condotta che avrebbe tenuto sempre quando era lontana dallo sguardo delle colleghe, e sul quale sono in corso le valutazioni della Procura brianzola (pm Lorenzo Dalla Palma).
Gli inquirenti hanno chiesto e ottenuto dalla gip Elena Sechi un provvedimento cautelare agli arresti domiciliari nei confronti suoi, e della titolare della struttura per l’infanzia, una 42enne della provincia monzese (altre due responsabili di 32 e 49 anni sono invece indagate a piede libero). L’inchiesta, in attesa di ulteriori riscontri sui presunti abusi praticati dalla più giovane delle donne coinvolte, ipotizza nei confronti di tutte e quattro i reati di maltrattamenti su minori; anche di esercizio abusivo della professione di educatore per la titolare e la 24 enne, che è accusata pure di violenza sessuale.

























