Perché due pazienti con lo stesso tumore, curati con la stessa terapia, possono avere destini così diversi? È la domanda che da anni guida la ricerca sul melanoma metastatico, dove l’immunoterapia ha cambiato le prospettive di cura ma non funziona per tutti. Un nuovo studio dei ricercatori di Fondazione NIBIT, pubblicato sulla rivista Science Advances, offre ora una risposta: ha individuato il meccanismo con cui alcune cellule tumorali riescono a sfuggire al sistema immunitario, e una proteina –NFATC2– che potrebbe diventare il bersaglio per fermarle.
Cellule che cambiano identità per sfuggire alle cure
Il punto di partenza è stato lo studio clinico NIBIT-M4, sviluppato dalla Fondazione NIBIT e coordinato da Anna Maria Di Giacomo, ordinario di Oncologia Medica dell’Università di Siena, sostenuto anche da Fondazione AIRC, che aveva testato su 19 pazienti la combinazione in sequenza di un farmaco epigenetico (la guadecitabina) e di un immunoterapico diretto contro CTLA-4 (l’ipilimumab): prima «svegliare» il tumore rendendolo riconoscibile, poi attaccarlo con le difese immunitarie del paziente attivate da ipilimumab. I risultati erano stati incoraggianti: a cinque anni dall’inizio del trattamento, circa il 29% dei pazienti era ancora vivo. Ma restava un mistero: perché la strategia funzionava solo per una parte di loro?




























