CAMPI FLEGREI, FICO NON VUOLE LO STATO DI EMERGENZA MA LA LEGGE SPECIALE PER GESTIRE LUI I FONDI

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Il nodo non è soltanto come affrontare il bradisismo, ma soprattutto chi dovrà gestire le risorse. Roberto Fico insiste sulla necessità di una legge speciale per i Campi Flegrei e, sulla dichiarazione dello stato di emergenza, rimanda al confronto con il Governo. Una posizione che apre inevitabilmente un interrogativo politico: dietro la richiesta di una legge strutturale c’è anche la volontà della Regione di mantenere un ruolo centrale nella gestione degli interventi e dei finanziamenti destinati al territorio?

Dal Centro operativo comunale di Pozzuoli, Fico è stato netto: «L’argomento centrale resta la legge speciale». Sullo stato di emergenza, invece, il presidente della Regione ha parlato di una decisione da condividere con il Governo nazionale.

Una distinzione che non passa inosservata. Perché la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale comporterebbe un rafforzamento del ruolo dello Stato nella gestione della fase emergenziale e nell’impiego delle relative risorse. La strada della legge speciale, al contrario, consentirebbe di costruire un impianto normativo stabile nel quale la Regione potrebbe continuare ad avere un ruolo determinante nell’attuazione degli interventi.

Ed è proprio questo il punto politico che emerge dalle parole di Fico. Il governatore parla della necessità di accompagnare «per sempre» i cittadini dei Campi Flegrei, sostenendo che il bradisismo rappresenti un «unicum» che non può essere affrontato soltanto attraverso provvedimenti emergenziali.

«Noi dobbiamo avere una legge speciale di riferimento nazionale che accompagni per sempre i cittadini di Pozzuoli e dei Campi Flegrei», ha dichiarato.

Una posizione che arriva mentre dal territorio cresce la richiesta di una risposta immediata e straordinaria. Pozzuoli deve fare i conti con gli sfollati, gli edifici da verificare, le attività commerciali in difficoltà e le infrastrutture da mettere in sicurezza.

Il sindaco Luigi Manzoni insiste sulla necessità di una legge speciale, ma il confronto politico resta aperto proprio sul tipo di strumento da utilizzare e, soprattutto, sulla governance delle risorse.

Fico rivendica intanto il lavoro già svolto dalla Regione: dal coordinamento con Prefettura, Comune di Pozzuoli e altri enti fino agli interventi sulle gallerie, alla riapertura del porto e ai lavori per l’hub di via Artiaco.

Ma il vero banco di prova sarà il rientro degli sfollati e la velocità con cui arriveranno gli aiuti.

Tra i problemi segnalati dal presidente della Regione c’è anche quello delle difformità urbanistiche. In alcuni casi, una irregolarità relativa a un singolo appartamento avrebbe finito per bloccare gli interventi sull’intero stabile. Fico chiede quindi procedure più rapide per consentire il ritorno nelle abitazioni.

E poi ci sono le imprese. Il presidente della Regione ha chiesto sostegni non soltanto per le attività che hanno subito danni diretti, ma per l’intero sistema produttivo di Pozzuoli.

È qui che la partita della governance diventa decisiva. Chi controllerà e gestirà i fondi? Chi stabilirà le priorità? Chi avrà l’ultima parola sugli interventi?

La richiesta di Fico di una legge speciale può essere letta anche alla luce di queste domande. Il governatore punta a un provvedimento nazionale stabile, ma senza consegnare l’intera gestione dell’emergenza a una struttura straordinaria dello Stato.

Per ora Fico evita di mettere lo stato di emergenza al centro della sua strategia e ribadisce che la priorità è la legge speciale. Una scelta che il Governo dovrà valutare e che rischia di trasformare la risposta al bradisismo anche in una partita istituzionale sulla gestione delle risorse e sul controllo degli interventi nei Campi Flegrei.

Intanto Pozzuoli aspetta. E per i cittadini la questione non è soltanto chi gestirà i fondi, ma quando arriveranno e soprattutto quando potranno finalmente tornare nelle proprie case.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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