
Terra dei Fuochi, ma anche terra fertile da far rinascere. Alla vigilia dell’arrivo di Leone XIV nella cittadina campana, i racconti di alcuni giovani che parteciperanno all’incontro in cattedrale. Maria Rita ricorda il tempo duro delle cure per un tumore e la sua passione per la vita sostenuta da una grande fede. Michele ripercorre il licenziamento da un’azienda locale, lo spaesamento, il sostegno della comunità ecclesiale, la scommessa vincente di avviare una produzione agroalimentare propria.
Acerra non è fatta solo di fuochi tossici, dietro cui c’è la mano criminale di chi vuole annientare distretti fertili e belli. Acerra è fatta di luci buone, che del disastro ambientale pagano lo scotto, in alcuni casi altissimo, e tuttavia non demordono, mostrando una fiducia incrollabile, una sana pervicacia nel mettere in circolo il bene. Ne sono esempi Maria Rita Giaccio e Michele Gaglione. Storie diverse accomunate da un vissuto nelle campagne di questa regione. Storie segnate dalla malattia, nel caso di Rita; dal licenziamento, nel caso di Michele. Ma né il tumore, né il fallimento lavorativo hanno portato alla disperazione, anzi. Sono stati occasioni per una rinascita. E lo testimonieranno domani, 23 maggio, salutando il Papa nell’incontro in cattedrale.
Maria Rita e la grazia della guarigione
Maria Rita, 22 anni, sarà insieme a un centinaio di famiglie ad attendere il Pontefice nella cattedrale di Acerra. Tra genitori che hanno perso i figli per danni alla salute connessi con l’inquinamento di questi territori, e, viceversa, orfani di genitori rimasti vittime di quegli stessi danni, ci sono anche coloro che sono guariti. Lei è tra queste persone e la sua voce si mescola a quella di chi ancora ‘combatte’. Il suo racconto sprizza vita, energia, tenacia. Il fratello ha un’azienda agricola, di quelle virtuose che hanno sempre curato bene la campagna. A settembre dell’anno scorso ha scoperto di essere affetta da quello che sarà diagnosticato come linfoma di Hodgkin.
Costretta a duri e frequenti cicli di chemioterapia fino a febbraio, ha fatto di tutto per non mollare sebbene la fatica di resistere l’ha sovrastata più volte. “Ovviamente non è stata forza mia – ricorda -, è stata forza che viene dal cielo, lo credo tanto in Dio. E sono la testimone di questo miracolo. È una vera grazia”. Racconta della promessa che aveva fatto a se stessa: “Se ne fossi uscita sana e salva, avrei portato un messaggio di luce per tutti”. Così è stato. E ancora due settimane fa, nel corso di un pellegrinaggio organizzato dai giovani della diocesi di Acerra ad Assisi, ha avuto modo di condividere la sua esperienza: “È stato il mio modo per ringraziare”. E così sarà pure domani con il Papa.
© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews


























