La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della Procura generale e confermato l’annullamento della misura cautelare nei confronti di Giovanni Nuvoletta, chiudendo – almeno per ora – la fase restrittiva dell’inchiesta su una presunta maxi frode IVA.
L’indagine ipotizzava un vasto sistema di false fatturazioni, con presunti collegamenti tra ambienti della criminalità organizzata e un giro di evasione fiscale di dimensioni rilevanti. Secondo l’impianto accusatorio, il meccanismo avrebbe coinvolto anche soggetti riconducibili ai clan Nuvoletta e Licciardi, con operazioni considerate a carattere anche transnazionale.
In un primo momento, Nuvoletta era stato indicato tra i soggetti vicini all’organizzazione e al sistema illecito contestato. Tuttavia, sia il Tribunale del Riesame sia ora la Suprema Corte hanno ritenuto insussistenti i presupposti per la misura cautelare, accogliendo le tesi difensive.
La decisione rappresenta un passaggio importante nel procedimento, che resta comunque aperto sul piano investigativo. Il collegio difensivo ha evidenziato l’assenza di elementi sufficienti a giustificare la misura restrittiva, posizione condivisa dai giudici di legittimità.



























