Ieri è stato interdetto dai pubblici uffici il direttore dell’Ispettorato territoriale del Lavoro dell’area metropolitana di Napoli e della provincia di Salerno, Giuseppe Cantisano.
L’uomo sarebbe gravemente indiziato del reato di corruzione per l’esercizio della funzione e per atto contrario ai doveri d’ufficio. Secondo le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia, Cantisani avrebbe fatto parte di un’associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con proiezione transnazionale, insieme ad altri 18 indagati arrestati lo scorso 9 marzo nell’ambito della stessa indagine (15 sottoposti a custodia cautelare in carcere e 3 agli arresti domiciliari).
Le indagini condotte dagli agenti della squadra mobile di Napoli hanno documentato l’esistenza di un sistema consolidato che consentiva di agevolare le pratiche di ingresso in Italia di cittadini migranti, in prevalenza originari del Bangladesh, attraverso la produzione di documentazione funzionale a superare i controlli amministrativi. In questo contesto, Cantisani avrebbe accettato beni di lusso, viaggi e altre utilità in cambio del proprio intervento nelle procedure.
Il 9 marzo scorso, nella prima tranche del procedimento, era già stato arrestato un altro dipendente dello stesso ispettorato. Insieme a lui altre 14 persone destinatarie della misura cautelare della custodia in carcere, tra cui diversi titolari di aziende agricole che avevano messo a disposizione le proprie imprese per le false assunzioni dei migranti. Mentre ai domiciliari erano finiti anche alcuni mediatori stranieri e avvocati. Sono complessivamente 37 indagati: l’accusa per tutti è associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento di immigrazione clandestina pluriaggravato, falso e truffa. Secondo le indagini nelle province di Napoli e Caserta era stata creata un’organizzazione criminale per avere proventi illeciti dal decreto flussi.
Il gruppo, con la complicità dei membri dell’ispettorato del lavoro locale e la collaborazione di un Caf nel casertano, produceva i «Nulla osta al lavoro subordinato», documenti con cui lo Sportello unico per l’immigrazione dell’ufficio prefettizio autorizza il datore di lavoro ad assumere un lavoratore straniero residente all’estero e già individuato. Secondo gli inquirenti, per presentare migliaia di falsi Nulla osta, l’organizzazione si serviva dello Spid di un appartenente alle forze dell’ordine. Durante l’operazione sono stati anche sequestrati due milioni di euro. Ai migranti venivano estorti circa 9 mila euro a persona dietro la promessa di un lavoro in italia con ingresso regolare. arrivati nel nostro paese scoprivano di non essere stati assunti da nessuno e a rischio di espulsione. Gli agenti hanno documentato come una quota dei guadagni illeciti finisse nelle tasche dei datori di lavoro compiacenti, che percepivano una somma tra i 1.200 e i 2mila euro per ogni lavoratore straniero per il quale veniva artificiosamente richiesta l’assunzione. Sono state quindi individuate e bloccate oltre tremila pratiche irregolari.
«Gli indagati hanno sistematicamente lucrato sulla prospettiva di ingresso e di regolarizzazione sul territorio nazionale di cittadini extracomunitari, sfruttando la normativa relativa alle procedure di programmazione dei flussi d’ingresso in Italia», aveva spiegato la Polizia di Stato in una nota.


























