La stagione influenzale 2025-2026 potrebbe rivelarsi impegnativa, anche se la sua effettiva gravità dipenderà da diversi fattori: l’intensità della circolazione virale, le condizioni climatiche e il livello di copertura vaccinale.
I dati “sentinella” provenienti dall’Australia – spesso considerata un indicatore anticipato per l’emisfero nord – mostrano un marcato incremento dei casi nella prima metà del 2025, con un +58,6% rispetto al 2024 (fine aprile), e un aumento dei ricoveri fino al +50% nelle fasi più avanzate della stagione (luglio).
Questi andamenti riflettono una circolazione virale particolarmente intensa nell’emisfero australe, dove l’inverno è già superato e il sistema sanitario ha affrontato una forte pressione.
Una situazione simile è quella che si è verificata in Giappone, dove è stata dichiarata un’improvvisa e inaspettata diffusione di casi (oltre 6 mila) che ha portato tra l’altro alla chiusura di più di cento scuole chiuse. Il picco, legato al ceppo H3N2, è iniziato cinque settimane prima del previsto.
Cosa aspettarsi in Italia
Dopo aver registrato il primo caso in Italia (uomo di circa 35 anni che presentava febbre a 39°C con scarsa risposta ai farmaci da automedicazione, stanchezza severa, naso chiuso e tosse con episodi di broncospasmo), anche in Italia si teme quindi una stagione influenzale intensa.
Oltre al ceppo A(H1N1), nelle prossime settimane è attesa la circolazione del virus influenzale B (lineaggio Victoria), che potrebbe incontrare una popolazione parzialmente scoperta dal punto di vista immunitario.
Le prospettive restano ancora incerte, ma gli esperti sottolineano che l’andamento sarà fortemente influenzato dalle condizioni meteorologiche. Il recente abbassamento delle temperature, accompagnato da vento e temporali, potrebbe favorire un aumento dei casi respiratori, anche non strettamente influenzali. Si stima infatti che, tra influenza e virus simil-influenzali (adenovirus, rinovirus, parainfluenzali), il numero complessivo delle infezioni stagionali possa raggiungere centinaia di migliaia di episodi a settimana.
L’influenza vera e propria tenderà invece a manifestarsi più avanti, con l’arrivo di periodi prolungati di freddo intenso e umidità elevata, e potrebbe interessare tra il 15 e il 25% della popolazione. Si tratta di valori in linea con le stagioni più intense, come quella dello scorso anno, che ha registrato circa 15 milioni di casi complessivi.
La campagna vaccinale antinfluenzale iniziata in quasi tutte le Regioni ha ovviamente l’obiettivo di ridurre l’impatto clinico dell’epidemia e proteggere le fasce di popolazione più vulnerabili.
Cos’è l’influenza
L’influenza stagionale è una malattia respiratoria contagiosa, causata dai virus influenzali, che nel nostro Paese si manifesta annualmente nei mesi freddi, benché siano possibili episodi occasionali anche al di fuori dei mesi invernali.
I sintomi caratteristici dell’influenza sono spesso una combinazione variabile di:
- febbre alta ad esordio improvviso,
- tosse secca e stizzosa,
- mal di testa,
- stanchezza e debolezza,
- brividi,
- dolori muscolari e articolari,
- dolori addominali,
- diarrea, nausea e vomito (soprattutto nei bambini),
- mal di gola,
- naso congestionato e starnuti,
- perdita di appetito,
- ridotta qualità del sonno.
Fin dalla comparsa dei primi sintomi si può inoltre assistere a manifestazioni simili al più classico dei raffreddori, come ad esempio aumentate secrezioni nasali, lacrimazione e bruciore agli occhi; i sintomi tendono in genere a sfumare nel giro di 5-7 giorni al massimo (poco di più nei bambini), tuttavia l’astenia e la tosse possono durare molto più a lungo.
Il tempo d’incubazione, ossia il periodo che intercorre tra il contagio e le prime manifestazioni, è variabile da uno a quattro giorni.



























