
È stato tratto in inganno, coinvolto suo malgrado in un contesto criminale senza aver mai avuto consapevolezza né volontà di partecipare a combine. Sono queste, in sintesi, le motivazioni con cui la Corte di Appello ha assolto Armando Izzo, oggi 33enne, ex calciatore di Serie A e in passato convocato anche in Nazionale.
La sentenza di assoluzione era già stata pronunciata tempo fa, ma solo di recente i giudici hanno depositato le motivazioni che ne spiegano le ragioni. Una vicenda giudiziaria che affonda le radici nelle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli su una rete criminale riconducibile al clan della Vinella Grassi, capeggiato dai fratelli Antonio e Umberto Accurso.
Al centro del caso, la partita Modena-Avellino, disputata nell’ultima giornata del campionato di Serie B 2013-2014 e terminata 1-0 per gli emiliani. Secondo le accuse, alcuni esponenti del clan avrebbero cercato di alterare il risultato, facendo leva su calciatori considerati “avvicinabili”.
Izzo, però, secondo quanto scrivono ora i giudici, non solo non prese parte ad alcun accordo illecito, ma fece di tutto per tenersi lontano da situazioni sospette. Non accettò denaro, non diede disponibilità, anzi: «Io quella partita non la gioco, ho un problema fisico, non entro in campo» avrebbe detto, anticipando la sua volontà di restare fuori da qualsiasi coinvolgimento.
I giudici sottolineano come Izzo sia stato “tratto in inganno”, invitato in un contesto dominato da figure legate alla criminalità organizzata, ma senza partecipare attivamente o con consapevolezza a trame illecite. Un comportamento che ha spinto la Corte ad assolverlo con formula piena, ritenendolo estraneo ai tentativi di condizionamento denunciati anche da collaboratori di giustizia, tra cui il boss pentito Antonio Accurso.
Le motivazioni rafforzano l’immagine di un calciatore che, pur finito nel mirino dell’inchiesta, ha scelto la strada della correttezza, tirandosi fuori da ogni dinamica ambigua.
Una vicenda che conferma quanto possa essere insidiosa l’ombra della criminalità anche nel mondo dello sport, ma che oggi restituisce ad Armando Izzo la piena dignità professionale e personale.


























