A Marano, a Mugnano, a Qualiano, Quarto, Pozzuoli e in tanti altri comuni della provincia di Napoli aggirare le interdittive antimafia è diventato un gioco da ragazzi. Il gioco è semplice: sei una ditta destinataria di uno stop della prefettura? Dopo aver provato con Tar e Consiglio di Stato, la carta da giocare è sempre la stessa: presentare una nuova Scia al Comune e piazzare nel medesimo posto in cui c’era la ditta interdetta per mafia un’altra persona, finanche uno stretto parente del soggetto ritenuto controindicato. Le aziende continuano in tal modo a lavorare, proponendo alla loro clientela i medesimi articoli: bar, onoranze funebri, market, ristoranti e quant’altro. Ma a tanti viene da chiedere: ma la prefettura che fa? Ma i carabinieri, la Finanza, la Polizia, i vigili urbani, che in teoria dovrebbero conoscere i territori, le inviano le informative e le segnalazioni al Gia della Prefettura, all’ufficio antimafia dell’autorità territoriale di governo o al tribunale di Napoli nord e Napoli per poter, per taluni casi, arrivare anche ai sequestri e chiudere le partite con i furbetti di turno? Risposta: boh! E i sindaci non camminano per strada? Non vanno ai funerali? Non entrano nei bar e nei ristoranti? E non sanno? E non segnalano alle autorità competenti? Risposta: no. Perché la legalità è un concetto buono solo per i convegni.
INTERDITTIVE ANTIMAFIA? A MARANO E NEI COMUNI LIMITROFI I PROVVEDIMENTI SI AGGIRANO COME “L’ACQUA FRESCA”. MA LA PREFETTURA, I COMUNI E LE FORZE DELL’ORDINE CHE FANNO?
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