Un nuovo farmaco blocca l’emicrania prima che inizino i sintomi

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Presto la terapia dell’emicrania potrebbe cambiare radicalmente, almeno per alcuni pazienti. Un farmaco recentemente approvato negli Stati Uniti, ubrogepant, si sta infatti rivelando efficace nel prevenire l’insorgenza del mal di testa e degli altri sintomi debilitanti della patologia anche se assunto precocemente, nelle fasi prodromiche di un nuovo attacco. A confermarlo, un nuovo studio appena pubblicato su Neurology.

La malattia: le forme e i sintomi

L’emicrania è un problema piuttosto comune. Colpisce circa il 14% della popolazione mondiale, con un’incidenza maggiore tra i 40 e i 50 anni e nella popolazione femminile (alcune stime parlano di 27% di donne affette dal disturbo nel periodo compreso tra pubertà e menopausa).

Presto la terapia dell’emicrania potrebbe cambiare radicalmente, almeno per alcuni pazienti. Un farmaco recentemente approvato negli Stati Uniti, ubrogepant, si sta infatti rivelando efficace nel prevenire l’insorgenza del mal di testa e degli altri sintomi debilitanti della patologia anche se assunto precocemente, nelle fasi prodromiche di un nuovo attacco. A confermarlo, un nuovo studio appena pubblicato su Neurology.

La malattia: le forme e i sintomi

L’emicrania è un problema piuttosto comune. Colpisce circa il 14% della popolazione mondiale, con un’incidenza maggiore tra i 40 e i 50 anni e nella popolazione femminile (alcune stime parlano di 27% di donne affette dal disturbo nel periodo compreso tra pubertà e menopausa).

Esistono due diverse forme di malattia: l’emicrania senza aura, caratterizzata da mal di testa ricorrenti, ed emicrania con aura, una forma meno comune ma spesso più debilitante, in cui il dolore è preceduto e accompagnato da sintomi di tipo neurologico, come problemi di visione (lampi, scotomi scintillanti, oscuramento del campo visivo), braccia o gambe addormentate, afasia.

 

In alcuni casi, l’arrivo dell’emicrania è preannunciato da una fase prodromica, caratterizzata da sintomi come ipersensibilità ai suoni e alla luce, spossatezza, dolore o irrigidimento localizzato a livello del collo, vertigini, malessere generale. Nei pazienti che sanno riconoscere con una certa precisione questi sintomi, e quindi prevedere l’arrivo di un attacco di emicrania, la fase prodromica rappresenta una finestra terapeutica allettante, perché un trattamento efficace permetterebbe di bloccare sul nascere i sintomi dell’emicrania ancor prima che si presentino realmente, minimizzando così l’impatto della malattia sulla qualità di vita. Questo, però, a patto di avere a disposizione farmaci a lunga azione, capaci di agire sui meccanismi che alimentano l’emicrania (e non solo sul dolore) e ben tollerati dai pazienti. È quei che entrano in gioco i gepanti, una classe di molecole di cui fa parte anche ubrogepanti, e che sta arrivando sul mercato proprio in questi anni.

Un cambio di paradigma

Al momento, la terapia farmacologica dell’emicrania si basa su due strategie: la prevenzione, affidata a farmaci, come gli anticorpi monoclonali di nuova generazione, che assunti con regolarità riducono la frequenza e l’intensità degli attacchi di emicrania; e il trattamento per le fasi acute, che utilizza molecole come i triptani, capaci di ridurre l’intensità del mal di testa e degli altri sintomi che accompagnano gli episodi di emicrania.

 

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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