Regionali, la Sardegna e il caso del voto disgiunto: il centrodestra fa il pieno con le liste, ma la Todde ha più voti personali

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Lo scrutinio ha mostrato una situazione bizzarra anche se non del tutto inedita nelle elezioni locali: la coalizione che ha preso più voti non ha vinto le elezioni. Dal 1999, infatti, la legge prevede l’elezione diretta del presidente di regione, scelto non più dai componenti del Consiglio regionale in base ad accordi politici ma da cittadini e cittadine. Per questo oltre a votare per un partito, alle regionali si vota anche per il candidato o la candidata, e ciò che conta davvero sono appunto i voti che prendono i singoli candidati: chi tra loro ne ottiene di più, ha la garanzia di diventare presidente.

Di solito, però, i voti ottenuti da un candidato e la somma dei voti raccolti dai partiti e dai movimenti che lo sostengono coincidono in maniera più o meno sostanziale, o comunque differiscono di poco. In questo caso, invece, il candidato presidente della destra, Paolo Truzzu, ha ottenuto 328mila voti, quasi 6mila voti in meno delle liste che componevano l’alleanza di destra. Al contrario, Todde ha ottenuto 331mila voti come candidata presidente, circa 10mila in più di quelli delle liste a suo sostegno. Significa che molti elettori di Todde hanno scelto il cosiddetto “voto disgiunto”, cioè hanno votato lei come presidente e una lista di destra al consiglio regionale.

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