L’effetto turismo finora ha attutito, almeno in parte, il colpo. A novembre scorso, l’Osservatorio permanente di Confimprese-Jakala assegnava al Sud la palma d’oro per la maggiore crescita dei consumi in Italia tra ristorazione, abbigliamento-accessori e retail non food, un più 4% rispetto ad un anno prima che non tutti avevano previsto. Ma è da gennaio che l’impatto dell’inflazione sull’area più debole del Paese, ancorché capace di simili performance, rischia di lasciare il segno, al netto di rallentamenti come quello segnalato ieri dall’Istat.
C’è un «differenziale sfavorevole al Mezzogiorno», per usare l’espressione contenuta nell’ultimo Rapporto Svimez. E cioè, nel “carrello della spesa” del consumatore medio del Sud prevale l’acquisto di beni di consumo più colpiti dal rincaro delle materie prime, a differenza del Centro-Nord dove il peso maggiore riguarda l’acquisto dei servizi sui quali la crescita dei prezzi incide decisamente di meno. È la conseguenza della disuguaglianza della distribuzione del reddito tra i territori, uno dei temi più ricorrenti ogni volta che si approfondiscono le ragioni del divario.



























