La recente vicenda epidemiologica di Irkutsk, in Siberia, ha riportato l’attenzione internazionale sulla peste e, in particolare, sulla sua forma polmonare. Una lavoratrice di un istituto antiplaga è deceduta dopo una grave polmonite e circa 200 persone sono state successivamente poste sotto osservazione o quarantena.
È tuttavia fondamentale distinguere il dato delle persone sottoposte a sorveglianza dal numero dei casi confermati: allo stato delle informazioni disponibili, le autorità russe non hanno confermato pubblicamente che la paziente sia deceduta per peste polmonare, parlando invece di una polmonite di eziologia sconosciuta.
L’episodio assume rilievo non soltanto sul piano infettivologico, ma anche ematologico. Se fosse confermata un’infezione da Yersinia pestis, la malattia potrebbe determinare una risposta sistemica caratterizzata da intensa infiammazione, alterazioni leucocitarie e piastriniche e, nelle forme più gravi, coagulazione intravascolare disseminata e insufficienza multiorgano.
In questo contesto, emocromo e test della coagulazione possono rappresentare strumenti importanti per riconoscere precocemente la gravità clinica. Perché la forma polmonare è particolarmente importante.
La peste è causata da Yersinia pestis, una zoonosi normalmente associata a piccoli mammiferi e pulci. Le principali forme cliniche sono quella bubbonica, setticemica e polmonare. Quest’ultima presenta una particolare rilevanza per la sanità pubblica perché può trasmettersi da persona a persona attraverso particelle respiratorie. La malattia può avere un decorso molto rapido, con evoluzione verso insufficienza respiratoria e sepsi.
Per questo, davanti a un caso realmente sospetto, diventano fondamentali isolamento, identificazione dei contatti e sorveglianza clinica. La rapidità diagnostica è determinante: una malattia trattabile con antibiotici può diventare rapidamente letale quando diagnosi e terapia vengono ritardate. È proprio qui che l’ematologia acquisisce un ruolo centrale.
In una grave infezione da Y. pestis, l’emocromo può fornire indicazioni sulla risposta sistemica dell’organismo. Le alterazioni della conta leucocitaria, integrate con gli indici di flogosi e con il quadro clinico, devono essere interpretate soprattutto nel loro andamento nel tempo.
Particolare attenzione merita la conta piastrinica. Una trombocitopenia progressiva può riflettere consumo piastrinico, attivazione endoteliale, alterazioni della coagulazione e risposta infiammatoria sistemica. In una grave sepsi, la sua evoluzione può quindi avere valore prognostico.
Nelle forme settiche più severe può inoltre comparire una coagulazione intravascolare disseminata (Cid), caratterizzata da un’attivazione patologica della coagulazione, consumo di piastrine e fattori della coagulazione e contemporanea predisposizione a sanguinamento e microtrombosi.
Il laboratorio può seguire questa evoluzione attraverso: conta piastrinica; tempo di protrombina e aPTT; fibrinogeno; D-dimero; marcatori di danno d’organo; andamento seriato dell’emocromo.
Non è quindi il singolo valore a definire la gravità, ma la combinazione dei parametri e soprattutto la loro evoluzione.
La peste grave deve essere considerata anche come una malattia dell’interazione fra agente infettivo, sistema immunitario ed endotelio vascolare.
L’infiammazione sistemica può provocare attivazione endoteliale, alterazioni della permeabilità vascolare e disregolazione della coagulazione. Il processo può evolvere verso disfunzione microvascolare, sepsi e insufficienza multiorgano. Da un punto di vista ematologico, il sangue periferico diventa quindi uno specchio dinamico della risposta sistemica.
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