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A Marano il confronto sul futuro politico della città passa anche attraverso un possibile progetto civico, ma sulle candidature e sugli equilibri interni qualcuno sembra avere fretta di mettere il carro davanti ai buoi.
Nella giornata di oggi, infatti, un giornale vicino agli ambienti dell’ex amministrazione comunale sciolta aveva pubblicato un articolo nel quale veniva raccontato un percorso civico che avrebbe visto coinvolti Francesco Santoro, ex consigliere comunale citato in numerosi passaggi della relazione che ha portato allo scioglimento del Comune, e Giovanni Licciardi.
Nel pezzo si faceva riferimento anche alla possibilità di vedere candidata alla carica di sindaco una figura molto conosciuta della politica locale: un’ex consigliera comunale, già vicesindaco ed ex candidata sindaco.
Una ricostruzione che, però, ha costretto Licciardi a intervenire. L’esponente politico ha chiesto la rettifica dell’articolo e, successivamente, il suo nome è stato rimosso.
La precisazione è importante, ma va letta nel modo giusto.
Tra Licciardi e Santoro, infatti, non sembra esserci una contrapposizione politica. Al contrario, i due si sono mossi spesso in sintonia e risultano affini su diversi passaggi. Il problema, evidentemente, è un altro: Licciardi è disponibile a discutere di un possibile progetto civico e anche di una candidatura, ma non intende essere indicato come parte di un accordo già confezionato.
Ed è qui che emerge la differenza di metodo.
Santoro continua a muoversi attraverso quelle che appaiono come vere e proprie fughe in avanti, anticipando scenari, nomi e possibili candidature. Licciardi, invece, sembra voler mantenere aperto il confronto, senza dare per acquisito ciò che ancora non lo è.
In altre parole, il progetto civico può essere un terreno comune. Le persone con cui confrontarsi possono essere le stesse. Anche le ipotesi sui possibili candidati possono circolare.
Ma una cosa è discuterne, un’altra è raccontare pubblicamente che la discussione abbia già prodotto una decisione.
E proprio per questo la rettifica chiesta da Licciardi assume un significato politico preciso: non una rottura con Santoro, ma la necessità di rimettere le cose al loro posto.
Il suo nome, evidentemente, era stato inserito in una ricostruzione che andava oltre il livello reale del confronto.

