La telefonata choc di Ranucci a Lavitola: “Tanto non c’è il movente contro di te…”

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«Tanto non c’è il movente»: sono queste le parole più significative che Sigfrido Ranucci pronuncia nella telefonata con Valter Lavitola la notte della perquisizione a carico di quest’ultimo. Un Ranucci preoccupato che, come anticipato ieri in esclusiva da Il Giornale, cercava di comprendere con il mandante del proprio attentato quali elementi potessero aver raccolto gli inquirenti contro il suo amico fraterno, oggi in carcere a Rebibbia. Il dubbio del faccendiere era sul periodo in cui gli investigatori avessero raccolto elementi contro di lui, se prima o dopo l’operazione che aveva portato alla cattura degli esecutori materiali: «Però ti dico una cosa… ma se ce li avessero avuti gli elementi su di me…quando hanno fatto l’arresto… da me venivano pure all’epoca per… cioè quando hanno fatto l’arresto a quelli là… mi arrestavano pure a me… può essere che li hanno avuti dopo… oppure dopo che sei venuto tu», diceva Lavitola. Ipotizzava che a fare il suo nome fossero stati i quattro coindagati arrestati come esecutori materiali: «Eh…può essere che questi qua quando sono stati arrestati hanno detto che il mandante ero io… che cazzo ne so». Ma Ranucci, che ricordiamo essere la vittima dell’attentato, invece di aver compreso che il suo amico faccendiere era implicato in questa storia, ribatteva sostenendo che, se le indagini fossero proseguite in quella direzione, quindi nei confronti di Lavitola «comunque vada, non c’è un movente, non c’è un movente…”, ripeteva. Ma Lavitola lo contraddiceva e riferiva che il colonnello Dario Ferrara, invece, aveva spiegato in modo dettagliato in occasione della perquisizione quale fosse secondo lui il movente. Ora, ci troviamo davanti alla paradossale situazione in cui la vittima di un attentato tenta di fornire consigli proprio a colui che ha messo in moto l’azione dinamitarda dell’ottobre dello scorso anno. Per questo il conduttore di Report in quella telefonata torna a riflettere sui possibili elementi raccolti dagli inquirenti a carico del faccendiere. Tanto che quest’ultimo spiegava che secondo gli investigatori il fine dell’attentato non fosse di fare del male, ma del bene.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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