La vicenda che ha portato all’incandidabilità dell’ex sindaco di Marano Matteo Morra e dell’ex vicesindaco Luigi Carandente non si esaurisce nelle parentele ritenute problematiche, nelle frequentazioni segnalate dagli investigatori o nei rapporti con persone considerate vicine agli ambienti della criminalità organizzata. Nella ricostruzione dei magistrati di Napoli Nord entrano anche le modalità con cui, durante l’amministrazione, sarebbero state gestite alcune importanti attività del Comune.
È questo uno degli aspetti più significativi della pronuncia: il tema non è soltanto chi frequentava chi, ma anche come veniva amministrato il Comune e quali condotte, omissioni e scelte avrebbero contribuito a determinare quel quadro di permeabilità istituzionale già descritto nella relazione prefettizia che precedette lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose.
La relazione prefettizia, ripresa nel procedimento, dedica infatti ampio spazio agli affidamenti, ai controlli, alla gestione dei tributi, ai beni confiscati, all’urbanistica e al servizio di igiene urbana. Un insieme di episodi che, considerati singolarmente, possono apparire come irregolarità amministrative di diversa natura, ma che nella lettura complessiva degli accertamenti assumono un significato diverso.
Uno degli esempi riguarda l’affidamento diretto, disposto nell’ottobre 2024 con determina R.G. 1823/2024, dell’incarico di direttore dei lavori per interventi di manutenzione straordinaria del manto stradale, per 13.144,22 euro. Il professionista incaricato, l’ingegnere Luigi Baiano (incensurato), risulta essere, secondo quanto riportato nella relazione prefettizia, cugino diretto di Luigi Baiano, alias “Caramella”, indicato nella relazione come affiliato al clan Orlando, e di Luigi Baiano, all’epoca consigliere comunale in carica (nota di redazione, allo stato non risultano procedimenti penali a suo carico), gravato — sempre secondo quanto riportato negli atti — da una notizia di reato del 21 marzo 2014 per ipotesi di traffico di stupefacenti e associazione di tipo mafioso, anche di carattere transnazionale.
È proprio la circostanza che un incarico pubblico sia stato affidato direttamente a un professionista che, pur risultando incensurato, è indicato nella relazione come appartenente a una rete familiare comprendente soggetti destinatari di elementi di controindicazione, a essere richiamata nella ricostruzione delle anomalie amministrative. Il rilievo, quindi, riguarda la scelta amministrativa e il contesto nel quale è maturata, non un’accusa penale nei confronti dell’ingegnere Baiano.
Non meno rilevante è il capitolo degli affidamenti alla Edil MI.CA. La relazione prefettizia passa in rassegna una pluralità di incarichi di importo contenuto che, considerati nel loro insieme, vengono indicati come potenzialmente riconducibili a un meccanismo elusivo delle regole sugli affidamenti pubblici. Il punto, dunque, non sarebbe soltanto l’importo dei singoli contratti, ma la loro successione e la necessità di verificare se il ricorso ripetuto a incarichi di modesta entità abbia finito per aggirare le procedure previste dalla normativa.
Un’altra vicenda riguarda l’affidamento alla società 10 & LODE MANAGEMENT s.r.l.s. di due spettacoli inseriti nel calendario degli eventi estivi e finanziati con un contributo della Città Metropolitana di Napoli, per un importo complessivo di 36.319,95 euro. Anche in questo caso, secondo la relazione, l’attenzione degli investigatori si sarebbe concentrata non soltanto sull’atto amministrativo in sé, ma sui rapporti personali e familiari riconducibili all’amministratore della società.
Particolarmente delicato è poi il capitolo relativo alle verifiche antimafia. Gli accertamenti hanno evidenziato, secondo quanto riportato nella relazione, violazioni degli obblighi previsti dall’articolo 100 del decreto legislativo 159/2011, che impone agli enti locali sciolti per infiltrazioni mafiose specifici adempimenti nei cinque anni successivi allo scioglimento. È un passaggio importante perché chiama in causa proprio la funzione di controllo dell’amministrazione e la necessità di adottare cautele rafforzate in un territorio già interessato da precedenti scioglimenti.
La relazione si sofferma anche sul settore delle onoranze funebri, citando il caso della Moio Funeral Home, società già destinataria di un’interdittiva antimafia, e quello di un’autorizzazione rilasciata dal Suap nel febbraio 2025 in una fase nella quale, secondo gli accertamenti, non erano ancora completate le verifiche antimafia richieste.
Un altro fronte riguarda la sicurezza urbana. Le telecamere installate per il controllo del territorio risultavano inattive proprio nelle zone nelle quali veniva segnalata una recrudescenza dei reati predatori. Agli occhi degli ispettori, anche questa circostanza diventa indicativa di un deficit di vigilanza e di controllo del territorio.
E poi c’è la questione dei tributi comunali. Gli accertamenti a campione su Tari, Cup, acqua e pubblicità avrebbero evidenziato una situazione fortemente critica, con numerose attività commerciali risultate inadempienti. La documentazione messa a disposizione degli ispettori sarebbe inoltre risultata in molti casi incompleta o mancante. Nella relazione questo elemento viene collegato a un quadro più generale di inefficienza dei controlli e di mancata riscossione delle entrate comunali.
Ancora più significativo, nella prospettiva dell’incandidabilità, è il capitolo relativo al servizio di igiene urbana. La relazione contesta la prosecuzione del servizio di raccolta dei rifiuti da parte della Green Line (nota di redazione, arrivata a Marano durante la precedente gestione commissariale con affidamento diretto), in assenza, secondo gli ispettori, dei presupposti per procedere in quel modo. Viene inoltre richiamata la presenza, nell’organico della società, di persone indicate come vicine ad ambienti criminali o gravate da precedenti di polizia.
Sul fronte dei rifiuti viene poi citato l’affidamento del servizio di conferimento delle terre di spazzamento alla Inchem Srl, disposto con determinazione dirigenziale del marzo 2025. La società risultava coinvolta, secondo la relazione, in un procedimento penale relativo alla gestione del servizio di igiene urbana (inchiesta rifiuti Giugliano-Marano). Per gli ispettori, l’atto avrebbe rappresentato nella sostanza una prosecuzione del precedente affidamento, senza una nuova gara o una verifica di mercato adeguata.
Tra gli episodi richiamati nella relazione prefettizia e utili a comprendere il quadro delle criticità amministrative c’è anche quello relativo a tre dipendenti comunali, Abbatiello Domenico, Del Prete Giovanni e D’Avino Giuseppe, che in precedenza svolgevano funzioni di sorveglianza nel settore dell’igiene urbana.
Dopo lo scioglimento del Comune e l’insediamento della Commissione straordinaria, i tre dipendenti erano stati spostati dal settore dell’igiene urbana, dove ricoprivano il ruolo di sorveglianti. La relazione evidenzia però che, con il ritorno dell’amministrazione ordinaria guidata da Matteo Morra, i tre sarebbero stati inizialmente riproposti nel precedente ruolo, in contrasto con quanto disposto dalla gestione commissariale.
È proprio la somma di questi episodi a diventare centrale nella lettura giudiziaria della vicenda. La contestazione non sembra quindi poggiare esclusivamente su rapporti personali considerati problematici, ma su un più ampio quadro nel quale vengono messi insieme affidamenti, controlli antimafia, riscossione dei tributi, urbanistica, gestione dei rifiuti e vigilanza sul territorio.
La relazione prefettizia, del resto, era arrivata a descrivere una macchina amministrativa nella quale, secondo gli accertamenti, gli strumenti ordinari di controllo non avrebbero funzionato con la necessaria efficacia. E proprio il passaggio dalla singola anomalia al sistema complessivo di omissioni e criticità è quello che assume rilievo nella vicenda giudiziaria.
Nota di redazione
Le persone citate possono, naturalmente, chiedere di poter dire la propria.
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