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Home Politica & Palazzo Dai palazzi di giustizia alla segreteria regionale del Pd: il caso Riello...
L’ingresso dell’ex procuratore generale di Napoli Luigi Riello nella segreteria regionale del Partito Democratico campano riaccende inevitabilmente il dibattito sull’opportunità del passaggio dalla magistratura alla politica. Anche se Riello è oggi in pensione, la sua scelta viene letta da molti come l’ennesima conferma di un rapporto troppo stretto, almeno per una parte della magistratura italiana, con determinati ambienti politici e culturali.
Riello ha rappresentato per anni uno dei volti più autorevoli della magistratura requirente napoletana, culminando la carriera alla guida della Procura generale presso la Corte d’Appello di Napoli. Una figura istituzionale di primo piano che, proprio per il ruolo ricoperto fino a poco tempo fa, inevitabilmente alimenta interrogativi sul confine tra imparzialità della funzione giudiziaria e successivo impegno politico.
La questione non riguarda profili di illegittimità, ma il piano dell’opportunità e della percezione pubblica. Per molti cittadini, vedere ex magistrati entrare stabilmente nelle strutture di partito contribuisce ad alimentare l’idea di una magistratura non sempre distante dalle dinamiche politiche. Un tema che periodicamente torna nel dibattito nazionale e che il caso Riello ripropone con forza in Campania.
Accanto al nome dell’ex procuratore compare anche quello dello scrittore Maurizio de Giovanni, presenza ormai costante nel dibattito politico-mediatico napoletano. De Giovanni, spesso intervenuto su temi che spaziano dalla sicurezza, allo sport e fino alla gestione amministrativa della città, viene considerato dai critici una sorta di “opinionista permanente” vicino all’area progressista, capace di occupare con continuità spazi televisivi e politici ben oltre il suo ruolo di autore.
Per gli osservatori più severi, l’operazione del Pd appare soprattutto come una scelta d’immagine: da un lato il magistrato, che dovrebbe esere simbolo della legalità istituzionale, dall’altro l’intellettuale mediatico capace di parlare alla platea progressista urbana. Una strategia che però, secondo i detrattori, non affronta i nodi reali del territorio, a partire dalle infiltrazioni criminali negli enti locali dell’area metropolitana, spesso a guida Pd, tema che continua a segnare numerosi Comuni campani tra scioglimenti, commissioni d’accesso e inchieste.

