Un Piano casa di 10 miliardi a cui sommare gli investimenti privati. Alla vigilia del 1° maggio, la premier Giorgia Meloni ha squadernato in conferenza stampa il progetto del governo per venire incontro all’emergenza abitativa. La leader di FdI ha riunito il Consiglio dei ministri per rilanciare l’azione di governo con misure che provano a rispondere ad alcuni temi molto cari agli italiani. Oltre alla questione del caro energia, l’esecutivo promette investimenti sull’edilizia, in particolare quella sociale, così da mantenere la promessa fatta dalla presidente del Consiglio: “100mila case a prezzi calmierati in 10 anni, al netto delle case popolari”.
Gli interventi
Fino alla vigilia del Consiglio dei ministri le bocche sono state cucite: “Ci lavoriamo ancora stasera, ci stiamo lavorando ancora anche in questi minuti, non voglio dare cifre”, aveva detto il leader della Lega Matteo Salvini. Tanta cautela era motivata dalla delicatezza della questione abitativa. Un dossier caro a Meloni come ad altri componenti dell’esecutivo: “Affronta una delle priorità più sentite dai cittadini, il tema della casa. La possibilità di accedere a tutti a un bene a costi accessibili”, ha dichiarato la premier in conferenza stampa.
Il Piano casa del governo si basa su tre pilastri di intervento, ai quali si aggiunge un intervento sullo sfratto lampo. L’esecutivo punta a recuperare gli alloggi popolari, concentrare le risorse nazionali ed europee sull’housing sociale e a coinvolgere gli investimenti privati. Come si diceva, a questo piano d’azione si affianca un giro di vite contro l’occupazione delle abitazioni. “Interveniamo sulle procedure di notifica di esecuzione dello sfratto, tagliamo i tempi per le esecuzioni, introduciamo la procedura accelerata e d’urgenza per ottenere in via giudiziale il titolo esecutivo per il rilascio dell’immobile. Ci occupiamo di liberare le case che sono abusivamente occupate per restituirle ai legittimi proprietari, anche per aumentare la disponibilità di alloggi sul mercato”, ha illustrato la premier.
Il Piano casa
Nell’ultimo Documento di finanza pubblica, approvato il 22 aprile, si parlava di una “dotazione finanziaria di 970 milioni di euro” per il Piano casa. Una dote ereditata dalle leggi di Bilancio del 2023, 2024 e 2025. Ma altre risorse sono state intercettate da fonti di finanziamento europee, come 1,1 miliardi dai fondi di coesione
“Il primo pilastro punta al recupero e alla manutenzione delle cosiddette case popolari, renderemo disponibili circa 60mila alloggi che sono in condizioni tali che non possono essere consegnate”, ha dichiarato Meloni. Per gli interventi sono stati stanziati 1,7 miliardi di euro ai quali si aggiungeranno 4,8 miliardi (massimo) che provengono dai programmi di rigenerazione urbana che possono essere distribuiti ai comuni tramite dpcm e solo dopo il via libera dell’Anci.
Per la riqualificazione degli alloggi sfitti perché inagibili si punta a effettuare lavori dal costo relativamente basso. Si parla di ristrutturare circa 60mila alloggi popolari che necessitano di interventi da un minimo di 15mila a un massimo di 20mila euro.
Dal Documento di finanza pubblica 2026
“Il secondo pilastro è una concentrazione e semplificazione di tutte le risorse nazionali e europee sull’housing sociale, circa 3,6 miliardi di euro, che saranno gestite da un fondo Invimit”, ha aggiunto la premier.
“Il terzo pilastro è uno strumento che rappresenta un’innovazione e punta a coinvolgere anche robusti investimenti privati con l’obiettivo di rispondere alla ‘fascia grigia’ della popolazione. Non ragioniamo sui fondi pubblici, ma privati. Lo Stato assicura al privato semplificazioni, procedure veloci, la nomina di un commissario straordinario per investimenti di oltre 1 miliardo. Ma il privato dovrà consentire su 100 alloggi, 70 alloggi di edilizia convenzionata, almeno al 33 per cento del costo di mercato”, ha assicurato la premier. Il governo prevede anche sconti sui documenti notarili.
Lo Stato, per far fronte agli impegni, si affiderà al supporto di fondi di investimento, soggetti pubblici e privati, oltre alla possibile partecipazione di investitori istituzionali come Cassa depositi e prestiti.
Per fascia grigia della popolazione, ha spiegato Meloni, si intende chi è troppo benestante per accedere a un alloggio popolare, ma non è abbastanza benestante per entrare nel libero mercato degli immobili residenziali. “Il mercato immobiliare ha registrato un notevole incremento dei prezzi. Lo spiega l’indice dello sforzo sul mutuo, ovvero quanto del tuo stipendio netto devi impiegare per pagare il mutuo. Quando questo indice scatta il 33 per cento, le banche ritengono che la persona possa andare incontro a difficoltà a pagare il mutuo. È oltre il 47 per cento a Milano, il 36 per cento a Roma. Milano e Roma sono tra le città europee dove un giovane incontra più difficoltà a comprare casa”, ha illustrato la premier.
Il sostegno ai genitori separati
In arrivo un ”sostegno all’affitto per i genitori separati” che lasciano la casa, tra 400 e 500 euro, per poter ”avere un tetto sotto il quale incontrare tuo figlio quantomeno nel fine settimana”. Lo ha annunciato il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, illustrando le misure contenute nel piano casa, nel corso della conferenza stampa
che segue il Cdm . La risorse stanziate ammontano a sessanta milioni di
euro per il triennio 2026-2028.
“Quello che ho in mente su cui stiamo mettendo giù i bandi, è un contributo fra i quattro e i cinquecento euro al mese per un anno per genitori che dopo la separazione o il divorzio escono di casa perché rimane in casa l’altro coniuge, spesso continuano a pagare il mutuo o l’affitto, nonostante in casa rimanga l’altro coniuge, e evidentemente hanno esaurito le risorse e sono fuori mercato”, ha spiegato Salvini.
“In molti contesti questi quattro barra cinquecento euro al mese ti fanno la differenza
anche per avere un tetto sotto il quale incontrare tuo figlio quantomeno
nel fine settimana”, ha aggiunto. Con questo intervento ”contiamo di poter aiutare nel triennio quindicimila genitori separati”, stima Salvini. “Dico genitori perché possono essere padri e possono essere madri. Sta ai colleghi ovviamente andare a guardare sulle statistiche dopo una separazione o un divorzio a chi nel novanta percento dei casi resta l’alloggio di residenza dove rimane coi figli”.
Il presidente di Confedilizia Spaziani Testa ha commentato con soddisfazione le misure presentate dall’esecutivo: “I provvedimenti sulla casa varati dal governo vanno nella giusta direzione. Da un lato era urgente intervenire per recuperare le oltre 60mila case popolari non assegnate perché bisognose di ristrutturazioni importanti. Dall’altro, è importante l’attivazione di un piano strutturale per realizzare alloggi accessibili da parte di tutti coloro che non hanno redditi sufficienti per affrontare il mercato della compravendita o della locazione”. Spaziani Testa ha infine aggiunto che è “molto apprezzabile la scelta di restituire fiducia ai proprietari privati attraverso una semplificazione delle procedure di sfratto, fortemente richiesta dalla Confedilizia, così da favorire l’ampliamento dell’offerta di abitazioni in affitto e la conseguente riduzione dei canoni”.
Come funziona il costo dimezzato dei notai
Meloni ha promesso anche un “dimezzamento del costo dei notai”. Come? Il “rent to buy” e il “cohousing” in ambito immobiliare sono “istituti di cui il notariato si occupa da oltre dieci anni, e per la cui diffusione ai fini di un maggiore e migliore utilizzo”, dunque il Consiglio nazionale della categoria professionale “è pronto a fornire un contributo, affinché abbiano uno sviluppo concreto e divengano effettivamente accessibili ai cittadini”.
Sono gli stessi notai a spiegarlo in una nota dopo l’approvazione del piano casa in Consiglio dei ministri. Il “rent to buy consiste in un contratto di affitto della casa a canone periodico in vista del successivo acquisto, un meccanismo che avrebbe dovuto facilitare l’accesso alla proprietà a coloro che non disponevano di liquidità o che non avevano possibilità immediata di ricorrere al credito bancario ma, per decollare e avere successo tra i cittadini, oggi richiede la revisione di alcuni meccanismi di funzionamento”, fra cui “la disciplina fiscale, attualmente complessa e penalizzante”.
Mentre il “cohousing può offrire numerosi vantaggi, quali la riduzione del consumo del suolo attraverso l’utilizzo di un’unica casa da parte di famiglie mononucleari, un contributo significativo alla rigenerazione urbana mediante la riqualificazione ecosostenibile dell’esistente patrimonio immobiliare, una notevole diminuzione dei costi di vita, maggiore sicurezza, miglior assistenza e un incremento dell’interazione sociale, benefici che si traducono in un impatto positivo sulla qualità della vita degli anziani, contribuendo contestualmente alla creazione di una società più coesa e solidale”.
Il Notariato ha dato, infine, “la disponibilità a ridurre gli onorari, attesa la grande rilevanza sociale del piano, in merito all’intervento dei privati nell’attuazione del cosiddetto terzo pilastro inerente l’ingresso dei privati nell’edilizia convenzionata ove si prevedano prezzi di acquisto o canoni di locazione calmierati, per far fronte alle esigenze abitative dei cittadini”, termina la nota.
Si rafforza il pacchetto di incentivi per sostenere la stabilizzazione dei contratti a termine (brevi, fino a 12 mesi). Confermato il pacchetto di proroghe fino a fine anno degli altri esoneri al 100%, tra 12 e 24 mesi, per chi assume under35, donne e nella Zes Unica. Torna poi un esonero contributivo dell’1% (nel limite massimo di 50mila euro) per spingere la conciliazione vita-lavoro. Sono alcune delle misure principali contenute nel decreto Lavoro approvato ieri dal Cdm. Il provvedimento di 19 articoli stanzia circa 1 miliardo di euro, prevedendo una normativa più stringente sui rider («qualora emergano indici di controllo o di eterodirezione esercitati, anche mediante algoritmo, il rapporto di lavoro si intende subordinato, salvo prova contraria»), con un importante corollario: l’accesso agli incentivi è condizionato al rispetto dei contratti che prevedono il salario giusto (si veda l’articolo di sotto).
Sostegno al lavoro
«Sono misure che danno il sostegno al lavoro – ha sottolineato il ministro del Lavoro, Marina Calderone, al termine della riunione di governo – attraverso il sostegno alla contrattazione di qualità. La scelta è di valorizzare le garanzie che dà il contratto collettivo di lavoro».
Gli incentivi
Si favorisce la stabilità del lavoro con un nuovo incentivo che scatta in caso di trasformazioni di contratti a termine di durata non superiore a 12 mesi in contratti stabili. Si tratta di un esonero contributivo del 100% per 24 mesi nel limite massimo di importo pari a 500 euro su base mensile, per ciascun lavoratore. Il beneficio è riconosciuto esclusivamente alle trasformazioni di rapporti di lavoro a tempo determinato, per il personale non dirigenziale, e di durata complessiva, alla data di trasformazione, non superiore a dodici mesi, che alla medesima data non ha compiuto trentacinque anni, mai occupato a tempo indeterminato. L’esonero riguarda le trasformazioni effettuate dal 1° agosto 2026 al 31 dicembre 2026, senza soluzione di continuità dei rapporti di lavoro a tempo determinato instaurati entro il 30 aprile 2026.
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