Napoli, “banda del buco”: Maresca accusa, “da 50 anni stessi colpi e nessuna mappa investigativa del sottosuolo”

0
Condividi
355 Visite

«Il primo colpo della cosiddetta “banda del buco” a Napoli risale al 1971. E oggi, a oltre mezzo secolo di distanza, siamo ancora qui a rincorrere i criminali nelle fogne, senza strumenti adeguati per fermarli».

Il magistrato e consigliere comunale Catello Maresca riapre una questione mai risolta: il controllo del sottosuolo cittadino.

Secondo una ricerca negli archivi dei giornali, i primi assalti messi a segno attraverso cunicoli e reti fognarie risalgono proprio agli anni Settanta. Da allora, la tecnica si è evoluta, ma la risposta delle istituzioni no. «Da quel momento nasce anche la definizione di banda del buco», spiega.

Eppure, nonostante decenni di episodi simili, manca ancora uno strumento fondamentale: una vera mappatura investigativa del sottosuolo. «Le mappe esistono, certo, ma sono tecniche, usate per i sottoservizi. Quello che non esiste è un sistema pensato per prevenire e contrastare questi reati».

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: ogni volta che avviene un colpo, le forze dell’ordine si trovano a operare in un territorio poco conosciuto e difficilmente controllabile. «È come se esistesse una seconda città, invisibile, fuori da ogni radar», afferma Maresca.

Un vuoto che pesa. Perché mentre sopra si controlla, si pattuglia, si monitora, sotto — nei chilometri di cunicoli — i criminali continuano a muoversi con sorprendente facilità.

«Non possiamo continuare a stupirci», conclude. «Se il sottosuolo viene utilizzato così facilmente per attività illecite, significa che c’è un problema strutturale mai affrontato davvero».

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
  • Fascinated
  • Happy
  • Sad
  • Angry
  • Bored
  • Afraid

Commenti