Marano, il “secchio che non si riempie” di don Moxedano (e il coraggio che è mancato ieri)

0
Condividi
852 Visite

A Marano c’è un’immagine che più di tutte restituisce il senso di una crisi che non passa: quella evocata da Don Rosario Moxedano. Un secchio che non si riempie. Non perché manchi l’acqua, ma perché è pieno di buchi. Si continua a versare, con impegno e buona volontà. Ma il livello resta fermo.

È una metafora che descrive perfettamente ciò che accade: sforzi diffusi, anche generosi, che però non diventano mai sistema. Iniziative che nascono e si esauriscono senza incidere davvero. Perché manca una regia, una visione condivisa, una capacità collettiva di affrontare i problemi nella loro interezza.

Eppure, proprio ieri, un’occasione c’era. Un momento pubblico di confronto, alla presenza dei rappresentanti della commissione straordinaria che guida il Comune, del prefetto di Napoli Di Bari e del procuratore di Napoli nord Airoma, in cui si poteva – e si doveva – parlare chiaro.

Ma quell’occasione, in gran parte, è stata mancata. Molti interventi hanno evitato di entrare nel cuore dei problemi. Ci si è limitati a sfiorare alcuni aspetti, a raccontare il proprio ambito, la propria esperienza, il proprio lavoro. Interventi legittimi, certo. Ma insufficienti rispetto alla gravità della situazione. Pochi hanno avuto il coraggio di restituire fino in fondo la complessità e la durezza della realtà quotidiana.

E allora resta una domanda, scomoda ma inevitabile: perché Marano trova voce sui social, nei commenti, negli sfoghi a mezzo stampa, ma fatica a parlare con la stessa chiarezza nei luoghi istituzionali?

Perché il lamento, spesso, resta confinato dove non produce conseguenze. Mentre quando si è davanti a chi può ascoltare davvero – e forse incidere – si abbassa il tono, si smussano gli angoli, si evitano i nodi più duri. Non è una colpa individuale. È un limite collettivo.

Perché i problemi, invece, sono tutti lì. E sono enormi. Non solo criminalità, ma una crisi strutturale che riguarda servizi, infrastrutture e qualità della vita. Un comune che negli anni ha perso pezzi fondamentali: presìdi istituzionali, spazi culturali, luoghi di aggregazione. Uno stadio chiuso, un teatro fermo, un cinema scomparso. Beni confiscati che restano inutilizzati. Strade dissestate, rifiuti ovunque, raccolta differenziata ferma a livelli bassi. Frazioni popolose senz’acqua nei mesi più caldi.

E ancora: un ente comunale in affanno cronico, tra carenze di personale e fragilità finanziaria. Collegamenti insufficienti, viabilità inadeguata. Una quotidianità segnata da difficoltà concrete, che nulla hanno a che vedere con i convegni e molto con la vita reale delle persone.

In questo contesto, il “secchio” di don Moxedano assume un significato ancora più netto. Non è solo la somma degli sforzi che si disperdono. È anche l’incapacità di trasformare le occasioni in momenti di verità e di proposta.

Perché senza verità, non c’è soluzione. E senza una presa di parola piena, anche il confronto più autorevole rischia di diventare una passerella.

Marano non ha bisogno di altri palcoscenici. Ha bisogno di una comunità che, quando ne ha l’opportunità, sappia parlare fino in fondo. Che metta insieme le energie, superi i particolarismi, costruisca una visione.

Riempire quel secchio significa chiudere i buchi. Ma anche smettere di far finta che non ci siano. E avere il coraggio di indicarli, uno per uno, proprio davanti a chi può – e deve – ascoltare.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
  • Fascinated
  • Happy
  • Sad
  • Angry
  • Bored
  • Afraid

Commenti