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Potrebbe essere il telefono cellulare di Castrese (“Svitapierno”) Palumbo a svelare chi ha ordinato ed eseguito l’agguato di sabato scorso a Marano. Il dispositivo, sequestrato dai carabinieri di Castello di Cisterna e Marano, è ora al vaglio degli investigatori della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Nei contatti, nei messaggi e nelle ultime chiamate potrebbe nascondersi la chiave per capire se l’ex boss stesse aspettando qualcuno quella mattina, intorno alle 11, nei pressi del garage di via Svizzera dove è stato freddato.
A Marano non si parla d’altro. Da oltre dieci anni in città non si registrava un omicidio di tale gravità, tanto più ai danni di un uomo che per decenni è stato un nome pesante del clan Nuvoletta. Palumbo aveva quasi 80 anni ma, secondo chi lo conosceva, non aveva mai smesso di muoversi e di interessarsi agli affari.
Gli investigatori seguono due piste principali. La prima è quella della vendetta. Palumbo era il nonno di Aurelio Taglialatela, condannato per l’omicidio di Corrado Finale. Il giovane fu travolto e ucciso in via del Mare mentre viaggiava in scooter con un amico, investito dall’auto di Taglialatela, che non accettava la frequentazione tra quell’amico e la propria sorella. Secondo quanto contenuto nelle carte giudiziarie, nei mesi precedenti a quel delitto anche il nonno avrebbe manifestato il proprio disappunto per quella relazione e, in un’occasione, avrebbe perfino armato la mano del nipote.
La seconda pista porta invece agli affari: droga, ma soprattutto alcune operazioni edilizie recenti su cui Palumbo – sostengono fonti investigative – avrebbe continuato a rivendicare interessi e pretese.
Restano però molti elementi che rendono l’omicidio anomalo. I killer hanno esploso 12 colpi, quasi tutti alla testa, con una ferocia che fa pensare a professionisti. Dopo l’agguato si sarebbero mossi solo all’interno di Marano, passando persino davanti alle telecamere della zona del corso, dove ha sede la polizia municipale, per poi proseguire verso la zona vecchia della città. Un’azione fredda, organizzata, da mano esperta.
Se fosse una vendetta legata al delitto Finale, colpisce la scelta di agire proprio a Marano, riaccendendo inevitabilmente i riflettori delle forze dell’ordine su un territorio che negli ultimi anni viveva una relativa calma “investigativa”, nonostante il ritorno in libertà di esponenti delle vecchie fazioni Polverino, Nuvoletta e Orlando.
Se invece il movente fosse negli affari, resta da spiegare la brutalità dell’esecuzione Palumbo, soprannominato “Svitapierno”, non era uomo disposto a fare da comparsa. Negli ultimi tempi, secondo le voci di dentro del territorio, avrebbe più volte manifestato malumori e rivendicato il proprio peso. Forse troppo. E forse è proprio questo che potrebbe essergli costato la vita. Ora la verità potrebbe essere nascosta proprio dentro quel telefono.

