Ieri sera, nel seguire la trasmissione su RAI 3 “Lo Stato delle Cose” sul caso del piccolo Domenico, morto per una serie di vicissitudini al vaglio dell’autorità giudiziaria, lo sgomento ha lasciato il posto a una riflessione che getta un’ombra nefasta sull’operato di qualche personale sanitario dell’ospedale napoletano.
Di errori nel campo sanitario ve ne sono sempre stati, ma la cosa più drammatica di questa vicenda (se le verifiche dell’autorità giudiziaria sui primi riscontri venissero confermate) è il silenzio “omertuoso” di alcuni operatori sanitari dal 23 dicembre 2025 fino a febbraio 2026.
Silenzio fino a febbraio nei confronti dei genitori, dell’ospedale di Bolzano dove fu effettuato l’espianto dell’organo e perfino dell’ente nazionale dei trapianti, squarciato solo da un articolo del quotidiano “Il Mattino”.
Silenzio che dovrebbe far interrogare anche i vertici politici della sanità campana, che da anni asseriscono che in Campania il sistema sanitario gode di ottima salute. Per poi scoprire che nei nostri ospedali campani sono pochissimi i trapianti effettuati, con conseguente disabitudine tecnica degli operatori, e la mancanza di corsi di formazione professionale.
Per non parlare del caos di condivisione operativa che caratterizzerebbe la sinergia tra le varie figure professionali, ognuna asettica a sé stessa.
Un quadro che dovrebbe portare tutti gli attori di questa drammatica vicenda a dire tutta la verità: lo si deve alla mamma Patrizia, al papà (così duramente provati), ma soprattutto a tutta la comunità sanitaria che da questa storia esce svilita nel proprio ruolo di difesa della salute.
Michele Izzo
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