Dal trapianto del 23 dicembre alla morte: il calvario di Domenico durato due mesi

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Il 23 dicembre, antivigilia di Natale, il piccolo Domenico entra in sala operatoria all’Ospedale Monaldi. Ha due anni e quattro mesi, è affetto da cardiopatia dilatativa e per lui il trapianto di cuore rappresenta l’unica possibilità di sopravvivenza. Mentre fuori la città si prepara alle feste, dentro quell’ospedale si consuma una corsa contro il tempo.

L’intervento è complesso. Il cuore malato viene espiantato, ma qualcosa non va come previsto: il nuovo organo non riparte correttamente. In quelle ore drammatiche i medici devono decidere in pochi istanti. Secondo quanto emerso successivamente, il cuore sarebbe arrivato danneggiato, forse compromesso durante il trasporto. Il problema si manifesterebbe solo all’apertura del contenitore, quando però il cuore del bambino è già stato rimosso e non può essere reimpiantato.

Il cardiochirurgo sceglie di impiantare comunque quell’organo, l’unico disponibile in quel momento, per non lasciare il piccolo senza alcuna possibilità. È un tentativo estremo, nella speranza che il cuore possa reggere o che si apra uno spiraglio per un nuovo trapianto.

Da quel giorno Domenico non si risveglia più. Viene mantenuto in coma farmacologico, collegato all’Ecmo, la macchina che sostiene cuore e polmoni. Le sue condizioni restano gravissime, sospese tra la vita e la morte. I genitori non lo lasciano mai, vivendo settimane di angoscia e attesa.

Nei giorni successivi emergono interrogativi sempre più inquietanti sulle modalità di conservazione dell’organo. Il quotidiano Il Mattino, con un’inchiesta firmata da Giuseppe Grimaldi, porta alla luce l’ipotesi che il cuore possa essere stato trasportato con ghiaccio secco, a temperature incompatibili con una corretta preservazione. Il caso diventa oggetto di un’inchiesta giudiziaria. Il 29 dicembre un cardiologo rassegna le dimissioni dall’incarico di responsabile del follow up clinico.

Intanto il tempo scorre lento in reparto. Le festività passano, poi gennaio, poi febbraio. Ogni giorno è una speranza che si affievolisce.

Oggi, 21 febbraio, dopo due mesi di lotta silenziosa, il cuore di Domenico si è fermato. Accanto a lui i genitori e i medici. A raccontare il dolore di queste ore è stato il cappellano del Monaldi, Alfredo Tortorella.

Resta il vuoto di una vicenda iniziata con una promessa di vita e finita in tragedia, e un’inchiesta che dovrà chiarire cosa sia accaduto davvero in quelle ore decisive del 23 dicembre.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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