In una comunità che ha subito l’offesa di cinque scioglimenti del Consiglio comunale, un primato negativo a livello nazionale, il silenzio rappresenta oggi la risposta più giusta e più forte a chi continua a indulgere nelle chiacchiere.
La città di Marano non ha bisogno di blaterare per spezzare quel circuito vizioso e opaco che da anni produce l’anestesia della vita democratica. Le parole vuote non servono. Serve, invece, una riflessione silenziosa e profonda, capace di individuare cosa mettere realmente in campo per costringere all’angolo i politici sovracomunali che hanno trasformato la nostra comunità in un territorio da predare elettoralmente.
Un sistema che si alimenta attraverso capibastone portatori di pacchetti di voti, spesso provenienti dal cono d’ombra del malaffare, e che trova sponde anche tra colletti bianchi e professionisti con il vizio delle quote societarie, in particolare nel settore dell’edilizia selvaggia. Un’edilizia che negli anni ha offeso e vilipeso il territorio e che oggi potrebbe tornare alla carica con il nuovo PUC, rischiando di stravolgere il centro storico con interventi di cemento disarmonici e lontani dall’identità storica e culturale della città.
Per raggiungere i primi obiettivi basilari — evitare nuovi scioglimenti e restituire dignità alle istituzioni locali — non servono proclami né polemiche. È questo il tempo dello studio silenzioso, dell’individuazione delle risorse umane capaci di spezzare il meccanismo perverso che ha condotto Marano a ripetuti commissariamenti.
Solo attraverso una fase di riflessione seria sarà possibile arrivare alla definizione di strategie credibili e alla selezione di un personale politico libero da condizionamenti, distante dagli ambienti del cono d’ombra e finalmente all’altezza di guidare una nuova stagione di riscatto per la città di Marano.
Nota di Michele Izzo
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