Fallimento Ifil, la richiesta della pubblica accusa: «Condannare a due anni a Piero De Luca»

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Il fantasma del fallimento Ifil torna a scuotere il tribunale di Salerno e i vertici della politica regionale. A quasi due anni dalla sentenza di primo grado che aveva visto cadere la quasi totalità delle accuse nei confronti degli imputati (soltanto Giuseppe Amato junior non fu assolto), il processo d’appello arriva alla svolta: durante la requisitoria tenutasi ieri, la Procura Generale ha infatti ribadito l’impianto accusatorio, chiedendo la condanna per gli imputati assolti dal tribunale di Salerno nel febbraio del 2024.

Al centro dei riflettori rimane, inevitabilmente, la figura di Piero De Luca. Il deputato e segretario regionale del Partito Democratico, figlio del governatore Vincenzo De Luca, si trova nuovamente a dover fronteggiare una richiesta di condanna a due anni di reclusione. Per l’accusa, quel verdetto che lo aveva scagionato “perché il fatto non costituisce reato” va ribaltato.

La vicenda Ifil ruota attorno alla gestione della società immobiliare che, negli anni d’oro dell’urbanistica salernitana, curava la trasformazione dell’ex Pastificio Amato di Mariconda in un complesso residenziale. Secondo la tesi della Procura – originariamente sostenuta dal pm Francesco Rotondo, attuale procuratore capo a Vallo della Lucania – Piero De Luca sarebbe stato un socio occulto della società guidata da Mario Del Mese (che ha già patteggiato la pena, al pari di Vincenzo Lamberti). L’accusa ha puntato il dito su una serie di benefit, in particolare biglietti aerei per il Lussemburgo.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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