Commissioni bloccate, Regione in stallo: il rebus del potere frena la Campania di Fico

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«Abbiamo chiuso» e «stiamo per chiudere» sono voci che ogni giorno, ormai, rimbalzano nei corridoi del Consiglio regionale, ma la realtà è un’altra: le otto commissioni consiliari non sono ancora state assegnate e la macchina regionale resta paralizzata. Senza commissioni non si fanno leggi, soprattutto non si approva il bilancio. E senza bilancio la Regione va avanti a dodicesimi, senza programmazione né scelte strutturali.

Quella che sembrava una formalità si è trasformata in una partita politica ad alta tensione, che mette in luce la differenza tra la gestione monocratica di Vincenzo De Luca e la nuova fase collegiale guidata da Roberto Fico. Con De Luca decideva uno solo: decisioni rapide, pochi fronzoli. Con Fico si discute, si media, si cerca equilibrio tra i partiti. Il rischio, però, è quello tipicamente italiano: la trattativa permanente.

L’Aula è attraversata da nervosismi, veti incrociati e malumori. Fico prende le distanze dal passato: niente propaganda continua, niente atti forzati “per piantare bandierine”. Ma intanto il peso del decennio deluchiano si sente ancora, tra fedelissimi rimasti in Consiglio e tensioni mai sopite.

Il vero nodo è la spartizione delle presidenze delle commissioni:

  • 3 al Pd

  • 2 al M5s

  • 1 a Casa Riformista

  • 1 ad A testa alta (area deluchiana)

  • 1 ai Socialisti

Rischia di restare clamorosamente fuori la lista Fico Presidente, scatenando l’ira del capogruppo Nino Simeone, che in Aula denuncia isolamento e mancanza di rispetto politico. Protesta anche Alleanza Verdi e Sinistra, esclusa dai giochi nonostante sia una delle gambe del campo largo.

Il Pd punta alle caselle strategiche – Bilancio, Sanità, Agricoltura – mentre lo scontro più duro riguarda la commissione Trasporti e Urbanistica, decisiva per temi caldissimi come Eav, Circumvesuviana e il progetto del nuovo palazzo della Regione. Qui si consuma il braccio di ferro tra l’eredità deluchiana e la nuova linea di Fico.

Sul fondo, come una minaccia silenziosa, pesano anche le inchieste giudiziarie che lambiscono figure chiave dell’era De Luca, soprattutto in sanità, settore su cui il nuovo governatore sa di dover intervenire presto.

Il Consiglio attende, i partiti si contano, le alleanze scricchiolano. La promessa è una soluzione “nelle prossime ore”. Ma intanto la Campania resta ferma, ostaggio di nomi, poltrone e veti, mentre il tempo – e il bilancio – continuano a scorrere.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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