“Mafia, capito? Mafia”. Nella tragedia immane che si è consumata ieri ad Amendolara, in provincia di Cosenza, dove quattro braccianti agricoli pakistani sono stati bruciati vivi, la lezione morale la dà a tutti un altro bracciante, questa volta afgano. Taj Mohammad Alamyar era a bordo del minivan assieme alle vittime ed è l’unico scampato alla furia dei due “caporali” che, stando al suo racconto ai microfoni della Rai, gli hanno lanciato benzina addosso per poi tentare con un accendino di trasformarlo in una torcia umana. In parte ci sono riusciti, ma nonostante le ustioni al braccio e in altre zone del corpo, Taj ha rotto il finestrino e si è messo in salvo mentre gli assassini si allontanavano dalla scena del delitto. Oggi è l’unico superstite, il testimone chiave dell’omicidio plurimo consumato nella Sibaritide dove la storia è quella di cinque braccianti che si sono ribellati al sistema dei caporali e quattro di loro hanno pagato con la vita.
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