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Il problema principale del Giudice di Pace di Marano non è mai stato solo la struttura, ma la cronica carenza di personale e il disaccordo istituzionale con i Comuni, che negli anni non hanno garantito risorse, supporto amministrativo e continuità. Ora, improvvisamente, con il semplice cambio di edificio prospettato dal sindaco di Giugliano, qualcuno vorrebbe far credere che tutto magicamente si risolva. Una narrazione poco credibile, se non offensiva per l’intelligenza di cittadini e addetti ai lavori.
Alla riunione di Giugliano di ieri, alla presenza dei sindaci di Giugliano, Mugnano, Qualiano, Villaricca e Calvizzano, si è parlato ufficialmente di “posizione unitaria” e di difesa della giustizia di prossimità. Giugliano ha messo sul tavolo una struttura comunale in via Palumbo e una prospettiva futura nell’immobile confiscato di via San Francesco a Patria. Proposta che verrà trasmessa al Ministero della Giustizia.
Ma le decisioni reali non nascono dai comunicati stampa, bensì dalle determinazioni già emerse chiaramente nella recente riunione in Prefettura a Caserta. Ed è lì che il quadro è stato tracciato senza ambiguità. Ma è chiaro che le pressioni politiche, soprattutto quelle esercitate dal Pd, possono cambiare il quadro anche se il governo è di centrodestra, d’altronde il comune di Giugliano è stato salvato dallo scioglimento anche e soprattutto grazie alla mediazione di due esponenti politici di Napoli nord di area forzista e meloniana.
Il tutto, dunque, appare come una manovra politica costruita sulle difficoltà di Marano, Comune sciolto e colpito dal sequestro della sede del Giudice di Pace. Giugliano prova a giocare una partita di potere, tentando di “scippare” l’ufficio giudiziario per appuntarsi una medaglia politica, con il sostegno – difficile da spiegare – di amministrazioni come Qualiano, Villaricca e Calvizzano, teoricamente più vicine al centrodestra che al PD.
La domanda resta semplice e senza risposta: cosa cambia per il cittadino comune se il Giudice di Pace va a Giugliano invece che ad Aversa? Nulla. Assolutamente nulla. Non migliora l’accesso alla giustizia, non aumenta il personale, non si risolvono i nodi organizzativi. Cambia solo il tornaconto politico di chi vuole intestarsi un’operazione di facciata.
Sul fondo resta anche il peso di una ristretta lobby di avvocati che non vuole Aversa per ragioni tutt’altro che limpide, alcune già finite sotto la lente della Procura di Napoli Nord. Ed è forse questo il vero motore dell’operazione.
Altro che tutela dei territori: quella in corso è una partita politica cinica, giocata sulla pelle di Marano e venduta come soluzione miracolosa. Ma senza personale, senza accordi chiari tra enti e senza serietà istituzionale, nessuna struttura – per quanto nuova o grande – potrà mai salvare il Giudice di Pace.

