De Luca non lascia la scena e sfida Fico: “La querela a Report rimane e la deposito io”

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L’uscita era attesa, quasi scontata. «Non era nemmeno quotata, tanto era ovvia», commentano nel Pd. E puntuale, all’inizio del 2026, Vincenzo De Luca è tornato a far sentire la sua voce sulla nuova giunta regionale guidata dal suo successore, Roberto Fico. Un intervento che conferma come l’ex presidente non abbia alcuna intenzione di uscire di scena, né tantomeno di rinunciare a esercitare un’influenza politica sul governo della Campania.

La consueta diretta del venerdì non si interrompe, cambia solo la location: non più Palazzo Santa Lucia ma un ufficio nel centro di Salerno. Nulla è lasciato al caso. Alle spalle, il classico pannello blu dei manifesti elettorali e il modellino del “Faro” di Napoli, il progetto simbolo mai decollato della nuova sede regionale in piazza Garibaldi. Un messaggio visivo chiaro: l’eredità politica resta sua.

De Luca commenta la scelta di Fico di tenere per sé le deleghe a Sanità e Bilancio, osservazione che suona più come una rivendicazione che come un consiglio. Deleghe che, non a caso, l’ex governatore non aveva mai assegnato durante i suoi dieci anni di mandato, accentuando una gestione fortemente accentrata del potere. Il richiamo alla “collaborazione” appare così ambiguo, mentre l’invito a non allontanarsi «nemmeno di una virgola dal rigore spartano» somiglia a una pretesa di continuità più che a un augurio istituzionale.

Ma il vero nodo politico emerge sul terreno della querela a Report, uno dei primi atti su cui Fico ha provato a segnare una discontinuità. Il nuovo presidente ha annunciato l’intenzione di ritirare l’azione legale contro la trasmissione di Raitre sulle liste d’attesa sanitarie. De Luca, invece, rilancia e smentisce di fatto il successore: la querela, sostiene, non può essere ritirata perché non ancora depositata e sarà presentata a titolo personale.

Una mossa che appare come un doppio messaggio: da un lato la difesa della propria gestione, dall’altro una sfida politica diretta a Fico, accusato implicitamente di voler archiviare il passato senza fare i conti con esso. Il richiamo alla libertà di stampa, accompagnato però dall’accusa di “menzogne”, lascia sullo sfondo una visione conflittuale del rapporto tra potere e informazione che ha segnato l’intera stagione deluchiana.

In mezzo, Roberto Fico appare ancora alla ricerca di un equilibrio: stretto tra la necessità di segnare una svolta e il peso ingombrante del suo predecessore, che continua a occupare spazio mediatico e politico. Il rischio è che la nuova legislatura nasca sotto il segno di una coabitazione forzata, con De Luca nel ruolo di controllore permanente e Fico costretto a difendersi prima ancora di governare.

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