“Questa è un’infame, che ne sappiamo che non va dalle guardie». Il 13 aprile 2024 un’intercettazione rivela il nuovo perimetro degli affari della camorra stabiese. Sotto la lente della Dda di Napoli c’è il clan fondato dal defunto boss Michele D’Alessandro: cosca monopolista assoluta del racket, e che da un anno e mezzo a questa parte sarebbe riuscita a infiltrarsi, sotto la guida del reggente Pasquale D’Alessandro, primogenito di Michele, anche in ambito sanitario.
È grazie a due donne assunte nella cooperativa Copma, appaltatrice dei lavori di pulizie all’interno dell’ospedale San Leonardo, che il clan avrebbe messo le mani su un settore strategico per la cassa comune con cui mantenere affiliati e detenuti. Nel mirino anche «la vendita di bibite all’interno dello stadio Romeo Menti». La Juve Stabia, appena il mese scorso, era già finita in amministrazione controllata proprio per le presunte ingerenze della cosca nella gestione del club che milita in serie B.
La nuova spallata dello Stato non si è fatta attendere. Ieri, al termine delle indagini condotte dalla Sisco, dalla Squadra mobile di Napoli e dal commissariato di Castellammare di Stabia, sono scattati undici arresti. Sei gli indagati a piede libero. I reati contestati sono, a vario titolo, quelli di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, tentata estorsione e spaccio di droga, tutti aggravati dalla finalità camorristica. Documentati dalla polizia di Stato, che ha condotto le indagini sotto il coordinamento del sostituto procuratore Giuseppe Cimmarotta, numerosi episodi estorsivi ai danni di imprenditori edili stabiesi.


























