MARANO, COMUNE SCIOLTO PER MAFIA: “AFFIDAMENTI ILLEGITTIMI E IN FAVORE DI SOCIETA’ CONTIGUE AI CLAN LOCALI. NORMATIVE ANTIMAFIA NON RISPETTATE”

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E’ stato notificata agli ex amministratori l’estratto della relazione del Viminale con cui è stato disposto lo scioglimento del Consiglio comunale di Marano di Napoli per accertate forme di condizionamento e infiltrazione della criminalità organizzata, dal emerge un quadro inquietante di connivenze, ingerenze e permeabilità politico-amministrativa che, secondo la relazione del Ministro dell’Interno, ha compromesso la trasparenza e la legalità dell’azione di governo locale. Tra le motivazioni assume assai rilievi il capitolo dedicati agli affidamenti, alcuni disposti in favore di aziende collegate ai clan, altri illegittimi, altri senza attendere la documentazione antimafia.

Ricordiamo che in Gazzetta Ufficiale a breve dovrebbe essere anche pubblicata la relazione del prefetto di Napoli. Quanto riportato è solo una sintesi.

Nel corso dell’attività ispettiva, infatti, la Commissione d’accesso ha dedicato un’attenzione particolare al sistema degli appalti e degli affidamenti pubblici del Comune di Marano di Napoli, individuando in esso uno dei principali canali di condizionamento da parte della criminalità organizzata. Dalla documentazione esaminata è emerso un quadro di gravi irregolarità procedurali, favoritismi e omissioni, che hanno alimentato un meccanismo di gestione opaco e potenzialmente funzionale agli interessi dei clan locali.

Sono state riscontrate, su tali adempimenti, sensibili profili di anomalia dovuti al ricorso estensivo agli affidamenti diretti e al frazionamento artificioso degli appalti. Tale distorsione procedimentale – si legge nella relazione ministeriale – sembrerebbe celare una vera e propria funzione agevolatrice nei confronti di soggetti e imprese contigue alla criminalità organizzata.

Sono state inoltre riscontrate anomalie in una pluralità di affidamenti disposti a favore di una società i cui titolari risultano legati, per rapporti di parentela e frequentazione, a soggetti gravati da numerosi precedenti di polizia.
Si tratta, peraltro, di criticità già note agli uffici comunali, poiché emerse in occasione del precedente accesso ispettivo del 2020, nel corso del quale erano stati evidenziati profili di illegittimità in un affidamento concesso alla medesima società.

A ciò si aggiunge l’irregolarità dell’assegnazione del dicembre 2024, conferita ancora una volta alla stessa impresa senza attendere la necessaria liberatoria antimafia, in assenza di comprovati motivi d’urgenza e in violazione del principio di rotazione previsto dalla normativa vigente in materia di contratti pubblici.

Analoghe criticità sono state rilevate anche nell’affidamento diretto per il biennio 2023/2025 dell’incarico di avvocato del Comune, disposto in violazione del principio di rotazione degli operatori economici già destinatari di precedenti aggiudicazioni.

Ulteriori irregolarità emergono nell’affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti, prorogato in regime di deroga tecnica allo stesso gestore in assenza dei presupposti di legge. Tale deroga – chiarisce la relazione – può essere disposta solo in casi eccezionali, come ritardi nell’espletamento di una nuova gara, poiché comporta una compressione dei principi di libera concorrenza e di parità di trattamento propri della disciplina dei contratti pubblici.
In questo caso, le violazioni risultano aggravate dal riconoscimento di un incremento del canone mensile del servizio, in violazione delle disposizioni del D.Lgs. n. 36/2023.

Anomalie vengono segnalate, infine, anche nel contratto pubblico per la realizzazione di due spettacoli di intrattenimento, stipulato con una ditta nei confronti della quale sussistono rilevanti controindicazioni antimafia, a causa dei rapporti parentali e delle frequentazioni dell’amministratore unico con ambienti malavitosi.

Gli esiti ispettivi hanno complessivamente messo in luce numerose violazioni delle norme di prevenzione antimafia, in particolare dell’art. 100 del D.Lgs. n. 159/2011, che impone agli enti locali sciolti ai sensi dell’art. 143 del TUEL di richiedere, nei cinque anni successivi al decreto di scioglimento, l’informazione antimafia prima di stipulare contratti, rilasciare concessioni o disporre erogazioni, indipendentemente dal loro valore economico.

In diversi casi, è stata riscontrata una sostanziale inosservanza della normativa antimafia da parte degli uffici comunali, segno – conclude la relazione – della persistente difficoltà dell’Ente di garantire il rispetto della legalità e della trasparenza amministrativa.

© Copyright Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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