Nella relazione allegata al decreto di scioglimento del Consiglio comunale di Marano di Napoli (non definitiva ma in estratto), il Ministero dell’Interno dedica ampio spazio a un capitolo emblematico del radicamento mafioso nel tessuto economico locale: quello delle onoranze funebri, un comparto definito “altamente remunerativo” e tradizionalmente oggetto di interesse e monopolio da parte della criminalità organizzata.
Secondo la relazione, due società operanti nel settore sarebbero al centro di gravi irregolarità e di una diffusa assenza di controllo da parte del Comune. In particolare, una delle imprese è stata colpita da interdittiva antimafia il 14 gennaio 2025, emessa dalla Prefettura di Napoli, in quanto il suo assetto proprietario risulta vicino alle locali consorterie camorristiche. Nonostante ciò, la ditta ha continuato a operare regolarmente sul territorio anche dopo l’adozione del provvedimento ostativo, a causa – si legge testualmente – “dell’assenza di controlli comunali che, nei fatti, hanno vanificato gli effetti della misura interdittiva”.
L’altra società segnalata ha invece ottenuto dal Comune l’autorizzazione commerciale senza la preventiva verifica antimafia e prima del decorso dei termini per l’acquisizione della relativa certificazione. A rendere la vicenda ancora più grave è il fatto che la ditta risulta intestata a un soggetto gravato da precedenti penali e riconducibile a un gruppo imprenditoriale notoriamente controindicato ai fini antimafia.
Videosorveglianza spenta e simboli mafiosi lasciati al loro posto
La relazione ministeriale prosegue denunciando la totale assenza di iniziative per la sicurezza urbana e il mancato utilizzo dei sistemi di videosorveglianza installati nel territorio comunale. Nonostante la precedente gestione commissariale avesse investito per rendere operativo il servizio, gli impianti “sono rimasti inattivi per oltre un anno”, nonostante i ripetuti richiami della Prefettura di Napoli. Il documento segnala che i dati forniti dalle forze dell’ordine indicano un incremento dei reati predatori, fenomeno che – sottolinea la relazione – avrebbe potuto essere efficacemente contrastato da un sistema di videosorveglianza funzionante.
A questo quadro di inerzia e negligenza amministrativa, si aggiunge la mancata rimozione di murales, altarini ed edicole votive realizzati per commemorare esponenti della criminalità locale. Opere e manufatti che, spesso realizzati in violazione delle norme urbanistiche e del decoro cittadino, sono stati definiti dal Ministero “simboli visibili di un’inquietante sovrapposizione tra cultura popolare e criminalità organizzata”. Nonostante le diffide e gli inviti della Prefettura a ripristinare la legalità, il sindaco di Marano – evidenzia la relazione – “nulla ha fatto al riguardo”, dimostrando un “contegno omissivo che si inserisce in un quadro più ampio di complicità, di adesione politica e di agevolazioni di un contesto criminale”.
Interdittive ignorate e richiami del Prefetto rimasti senza risposta
Un’ulteriore vicenda di rilievo riguarda una società di rivendita e noleggio di veicoli, già colpita da un provvedimento interdittivo antimafia nel luglio 2021. Anche in questo caso, nonostante l’esistenza dell’ostatività prefettizia, l’esercizio commerciale ha continuato a operare indisturbato, segno – sottolinea la relazione – dell’inefficacia o dell’assenza dei controlli da parte dell’Ente locale.
La condotta omissiva del Comune è proseguita anche dopo due specifici richiami formali del Prefetto di Napoli, l’ultimo dei quali, datato novembre 2024, indirizzato direttamente al sindaco di Marano di Napoli.
In quella nota, la Prefettura ricordava al primo cittadino gli obblighi delle stazioni appaltanti in caso di interdittiva antimafia, invitandolo ad adottare con urgenza tutti i provvedimenti di competenza e a coinvolgere il segretario comunale, il comandante della Polizia locale e i dirigenti dei settori interessati.
Nonostante tali richiami, l’amministrazione è rimasta inerte, consolidando – secondo il Ministero – un atteggiamento di colpevole tolleranza verso situazioni di illegalità diffusa e una sistematica elusione delle misure di prevenzione antimafia.
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