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È atteso per questa sera il vertice decisivo tra i leader della coalizione di centrodestra, convocato per una cena all’Eur, a casa della premier Giorgia Meloni. Sul tavolo, i nomi dei candidati per le prossime elezioni regionali. Dopo due precedenti incontri, il primo a Palazzo Chigi lo scorso 16 luglio e il secondo il 21, l’appuntamento di oggi punta a sciogliere i nodi principali: Campania e Veneto, le due Regioni chiave attorno a cui ruota l’intera partita.
Per la Campania, attualmente governata dal dem Vincenzo De Luca, Fratelli d’Italia ha già da tempo indicato una preferenza interna: il viceministro Edmondo Cirielli. “L’indicazione regionale è unanime”, ribadiscono i dirigenti locali del partito.
Ma a livello nazionale prende quota l’ipotesi di un candidato civico, per tentare di allargare il consenso. Tra i nomi più discussi: Matteo Lorito, rettore della Federico II, e Giosy Romano, attuale coordinatore della struttura Zes Unica. Resta invece defilato Costanzo Jannotti Pecci, presidente degli industriali napoletani, che ha già fatto sapere di non essere interessato.
A guidare la linea “civica” è Forza Italia, con il coordinatore campano Fulvio Martusciello che ha confermato: “I leader nazionali hanno in testa lo stesso nome. Siamo vicini a una sintesi. Vogliamo un candidato che abbia in mente la parola Sud e che lavori per l’interesse della Campania”.
Molto più intricata la situazione in Veneto, dove Fratelli d’Italia punta a strappare alla Lega il governo della Regione. Con Luca Zaia impossibilitato a ricandidarsi per un ulteriore mandato, FdI vede l’opportunità di proporre un proprio nome, tra cui spiccano i senatori Raffaele Speranzon e Luca De Carlo.
La Lega, tuttavia, non ha alcuna intenzione di cedere e rilancia con Alberto Stefani, numero due del partito, sostenuto direttamente da Matteo Salvini.
A complicare il quadro è proprio Zaia, che pur non intenzionato a correre come governatore, starebbe valutando la creazione di una lista personale. Una prospettiva che trova l’opposizione sia di FdI che di FI: “Creerebbe solo confusione”, ha dichiarato Antonio Tajani. Anche Ignazio La Russa si è detto contrario: “Se si è iscritti a un partito, ci si candida con quel partito”.
Ma il governatore non arretra. La sua posizione è chiara: “La Lista Zaia può portare alle urne un elettorato che altrimenti resterebbe a casa”. E i numeri gli danno ragione: alle Regionali 2020 la sua lista personale raccolse il 44,6%, contro il 16,9% della Lega, il 9,5% di FdI e il 3,5% di FI. Zaia ha escluso, per ora, una corsa autonoma, ma la sua eventuale lista potrebbe pesare nei delicati equilibri del vertice di stasera.
Sbloccati Campania e Veneto, sarà poi più semplice definire i candidati nelle altre quattro Regioni chiamate al voto nei prossimi mesi. Per il centrodestra si tratta di comporre un puzzle in cui interessi nazionali, equilibri interni ai partiti e ambizioni locali devono trovare un punto d’incontro.
Il vertice di questa sera potrebbe segnare una svolta. Oppure, aprire nuovi scenari.

