Trovato morto in cella Costantino Russo: il figlio del boss dei Casalesi collaborava con la giustizia

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È stato trovato senza vita nella sua cella del carcere di Secondigliano Costantino Russo, 35 anni, figlio dello storico esponente del clan dei Casalesi Giuseppe Russo, noto come “Peppe ‘o padrino”. L’uomo, arrestato lo scorso 7 luglio e detenuto in isolamento da metà mese dopo aver avviato un percorso di collaborazione con la giustizia, sarebbe morto per impiccagione. La Procura ha aperto un’inchiesta per fare piena luce sull’accaduto.

La scoperta è avvenuta nella tarda serata di lunedì, durante un controllo degli agenti della polizia penitenziaria. Russo è stato trovato appeso con alcuni lacci fissati alle sbarre della finestra della cella. Immediato l’intervento del personale sanitario del 118, ma ogni tentativo di rianimarlo si è rivelato inutile. Il magistrato di turno ha disposto il sequestro della salma, mentre il medico legale e la polizia scientifica hanno eseguito i rilievi all’interno dell’istituto penitenziario. Le indagini sono affidate alla Squadra Mobile di Napoli, che dovrà ricostruire nel dettaglio la dinamica della morte.

La vicenda assume particolare rilievo per il ruolo ricoperto da Russo all’interno dell’organizzazione criminale. Secondo gli investigatori, dopo l’arresto del padre Giuseppe Russo e degli zii Massimo, Francesco e Corrado, il 35enne avrebbe assunto la guida della fazione Russo-Schiavone, garantendo continuità alle attività del clan. Una posizione che lo aveva reso uno dei principali obiettivi dell’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e condotta da Direzione Investigativa Antimafia e Guardia di Finanza.

Pochi giorni dopo l’arresto, però, Russo aveva scelto di cambiare strategia. Il 16 luglio aveva infatti deciso di collaborare con la magistratura, avviando un percorso investigativo che avrebbe potuto fornire elementi rilevanti sulle dinamiche interne del clan e sui suoi interessi economici.

L’inchiesta che aveva portato al suo arresto aveva delineato il profilo di un’organizzazione criminale capace di reinvestire i proventi illeciti in attività imprenditoriali apparentemente lecite. Bar, gelaterie, sale scommesse e stabilimenti balneari tra Casal di Principe, Aversa, Castel Volturno e l’area napoletana sarebbero stati utilizzati, secondo l’accusa, per riciclare denaro e consolidare il controllo economico del territorio. Nel corso dell’operazione erano state sequestrate quattordici aziende ritenute riconducibili al sodalizio.

La morte di Costantino Russo apre ora un nuovo fronte investigativo. Gli accertamenti disposti dalla Procura serviranno a verificare con precisione le circostanze del decesso e ad accertare eventuali responsabilità, mentre gli inquirenti analizzeranno ogni elemento utile per ricostruire le ultime ore di vita.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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