Demolizioni e ricostruzioni e aumenti di volumetrie: Il grande sacco d’Italia, da Milano a Napoli Nord”

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A Milano è bufera. Nell’ambito di alcune operazioni di rigenerazione urbana, la Procura ha acceso i riflettori su un presunto sistema di favori e corruttele che avrebbe consentito aumenti di volumetria fino al 35% in progetti di demolizione e ricostruzione. Un sistema che, se da un lato potrebbe poggiare su basi normative come il Piano Casa lombardo, dall’altro lascia dubbi su interpretazioni troppo elastiche e su rapporti poco trasparenti tra pubblico e privato.

Ma ciò che a Milano ha scatenato un’indagine per corruzione e accesso agli atti amministrativi, altrove viene trattato come prassi consolidata. Nei comuni dell’hinterland a Nord di Napoli — Marano, Giugliano, Quarto, Melito, Villaricca — interventi simili si susseguono da anni, spesso nella più totale assenza di controllo. Anche qui si demolisce, si ricostruisce, si aumenta. Ma con una differenza sostanziale: nessuno sembra voler approfondire la legittimità del fenomeno.

IL NODO NORMATIVO: TRA PIANO CASA E SILENZI URBANISTICI

Dal 2009, il Piano Casa ha aperto spiragli normativi per l’incremento volumetrico in caso di abbattimento e ricostruzione. Ogni regione lo ha declinato a modo suo, e la Campania non ha fatto eccezione. Tuttavia, la sua applicazione in assenza di strumenti urbanistici aggiornati — i cosiddetti PUC, Piani Urbanistici Comunali — ha generato un’area grigia in cui si sono inseriti imprenditori, tecnici e, a volte, anche amministratori compiacenti.

Molti comuni dell’area nord di Napoli non hanno aggiornato i propri strumenti urbanistici da decenni. Questa inerzia ha di fatto spalancato la porta a deroghe sistematiche, con il paradosso che proprio la mancanza di regole certe ha giustificato una deregulation permanente. Un sistema in cui l’interesse pubblico è spesso marginale e in cui prevale l’urgenza di “fare cassa” o favorire interventi edilizi a beneficio di pochi.

DUE PESI E DUE MISURE?

A Milano, l’ipotesi corruttiva ha mosso la macchina giudiziaria. Intercettazioni, acquisizioni documentali, verifiche su rapporti tra costruttori e funzionari pubblici. A Napoli Nord, silenzio. Nessun filone aperto su questi stessi procedimenti, nonostante le modalità siano quasi identiche. Il sospetto — sempre più diffuso tra cittadini e osservatori locali — è che ci sia una certa riluttanza da parte delle Procure campane ad approfondire la questione.

È solo un problema di risorse o c’è una reale volontà di non “toccare” certe amministrazioni e certi equilibri politici?

È una domanda che circola da tempo. Anche perché il tema non è solo tecnico: riguarda la qualità della vita urbana, il consumo di suolo, l’accesso alle infrastrutture e alla mobilità. In alcune aree, la densificazione incontrollata ha aggravato problemi già esistenti: traffico, servizi scolastici insufficienti, mancanza di verde pubblico, quartieri senza identità.

IL RISCHIO DI UN PRECEDENTE PERICOLOSO

Se l’aumento di volumetria in cambio di demolizione può essere uno strumento utile in certe condizioni — soprattutto per sostituire edifici vetusti e insicuri — la sua applicazione senza controlli rischia di diventare un cavallo di Troia per nuove speculazioni. E se a Milano oggi ci si interroga sulla legalità e sull’etica di certe operazioni, lo stesso dovrebbe avvenire anche altrove.

Perché una norma può anche essere formalmente legittima, ma ciò che conta è come viene applicata. In Campania, l’assenza di trasparenza amministrativa e la disattenzione giudiziaria stanno creando un modello che rischia di essere replicato senza alcuna verifica dei benefici reali per la collettività.

CONCLUSIONI: SERVE UNA VERA INDAGINE NAZIONALE

Il caso Milano può e deve essere un punto di partenza. Ma per essere credibili, le istituzioni devono dimostrare lo stesso zelo investigativo anche dove da anni si costruisce nell’indifferenza generale. La rigenerazione urbana non può diventare sinonimo di rendita mascherata. E la magistratura deve fare la sua parte, anche quando il terreno è politicamente sensibile.

L’alternativa è accettare che in Italia esistano due pesi e due misure. Dove ciò che a Nord è scandalo, al Sud diventa sistema. E dove, alla fine, a pagare il prezzo sono sempre i cittadini.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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