Tavolo in Prefettura, Marano frena su un terreno confiscato dove sono sorti fabbricati abusivi

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Una conferenza di servizi apparentemente ordinaria, quella andata in scena nei giorni scorsi presso la Prefettura di Napoli. Al centro del tavolo tecnico, un tema tanto complesso quanto simbolico: il futuro di 26 beni confiscati alla criminalità organizzata, tra terreni e immobili, da assegnare al patrimonio dei Comuni per finalità pubbliche e sociali.

Un incontro istituzionale di routine, almeno sulla carta, che si è però trasformato in un piccolo giallo amministrativo, quando è emersa una scelta inattesa da parte del Comune di Marano: su 26 beni disponibili, l’amministrazione guidata dal sindaco Matteo Morra ha manifestato interesse per 4.

Il momento più controverso, tuttavia, si è registrato nel corso della discussione su un terreno (si troverebbe nella zona di via Corree di sotto o zone limitrofe), in particolare, dove attualmente insistono costruzioni abusive. Il sindaco Morra, con una franchezza che ha lasciato spiazzati molti dei presenti, ha motivato la mancata volontà di acquisire il bene con la difficoltà – sia pratica che sociale – di procedere all’abbattimento degli edifici e allo sgombero delle famiglie che vi risiedono. Una posizione che ha sollevato dubbi, perplessità e una certa tensione attorno al tavolo.

Tra i presenti, il direttore dell’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati, prefetto Laganà, ha preso la parola con fermezza, ricordando che gli enti locali hanno a disposizione strumenti – inclusi fondi regionali – proprio per gestire situazioni complesse come questa.

Al tavolo, però, non c’era solo Marano. Altri Comuni dell’area metropolitana hanno partecipato attivamente al confronto. Quarto, ad esempio, ha manifestato interesse per uno dei beni disponibili, dando segnali di apertura verso una gestione proattiva del patrimonio confiscato. Più articolata la posizione di Castellammare di Stabia, che ha invece rifiutato uno dei beni assegnabili. La motivazione? L’immobile, essendo appartenuto a un noto boss, secondo l’amministrazione sarebbe difficilmente riutilizzabile a fini sociali, a causa della forte reticenza che una parte della cittadinanza potrebbe avere nell’associarsi a quel luogo.

Una situazione che, nel caso di Marano, si inserisce in un momento istituzionale particolarmente delicato: il prefetto di Napoli Michele Di Bari ha già dato il via libera allo scioglimento del Comune, dopo l’analisi del dossier della commissione d’accesso. Sul punto, tuttavia, si attendono ancora le determinazioni del Viminale.

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