Il tema del terzo mandato per i presidenti di Regione è ora al centro del confronto politico, in vista delle consultazioni in sei Regioni in autunno – Veneto, Campania, Toscana, Marche, Liguria e Umbria. Le tensioni coinvolgono non solo le forze di opposizione, ma anche i partiti della maggioranza.
Nel centrodestra, la Lega spinge per l’abolizione del vincolo ai due mandati, per favorire la ricandidatura di figure simbolo come Zaia (Veneto) e De Luca (Campania). Nel governo tuttavia permangono divisioni: Forza Italia si mostra prudente e ambisce a un confronto approfondito, evitando manovre ad hoc.
Fino a qualche tempo fa, Fratelli d’Italia si opponeva nettamente all’ipotesi del terzo mandato, sia in Parlamento sia nell’impugnazione di leggi regionali (Campania, Trentino) . Ma negli ultimi giorni la svolta: il responsabile organizzazione, Donzelli, ha chiarito che “non c’è una preclusione ideologica” e che FdI è aperta a discutere della questione a patto che sia una riflessione nazionale, e non casi singoli, e “se le Regioni lo sollevano ufficialmente”.
Alle spalle di questa apertura c’è l’intenzione di evitare screzi nel centrodestra, mentre la Lega ha già chiesto un “veicolo parlamentare” per anticipare la decisione prima del voto autunnale Tuttavia Forza Italia frena, sostenendo che serve tempo e chiarezza sui numeri e sugli effetti concreti .
Sul piano istituzionale, la Consulta ha dichiarato incostituzionale la legge campana che istituisce un terzo mandato per De Luca, mentre il Trentino (con il “ddl Fugatti”) ha invece aperto una spaccatura in seno a FdI stessa
A livello politico, lo scenario si complica: se approvato, il terzo mandato potrebbe favorire la Lega in Veneto e Campania, mentre FdI potrebbe ottenere maggiore peso in Lombardia e Friuli. In caso contrario, resterebbe ampliato il ruolo nei territori del Nord per Meloni & co.
Le trattative interne alla maggioranza continuano serrate: Lega e FdI dialogano sul testo, Forza Italia condiziona l’ok a garanzie sugli equilibri regionali, e i Dem restano critici.
La scadenza autunnale rende la posta politicamente molto alta: si voterà fra ottobre e novembre, e le scelte sul terzo mandato potrebbero influenzare nomi, coalizioni e strategie elettorali.
In conclusione, la metamorfosi di Fratelli d’Italia – da oppositrice ferma a interlocutore aperto – ridefinisce gli assetti interni alla maggioranza. La sua posizione “possibilista” è ora uno snodo chiave nella partita sul terzo mandato, potenzialmente decisiva per garantire l’unità del centrodestra nelle sei Regioni in autunno.
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