L’incredibile, stranissimo, anomalo caso della palazzina abusiva di via Sant’Agostino, a Marano, di proprietà della famiglia Polverino. Un bene abusivo dal 1992, che il Comune ha provato a fare suo anni fa, quando in municipio c’era una triade commissariale.
La storia è la seguente:
pochi giorni fa, come riportato dal nostro giornale, il Tar regionale ha bocciato le richieste di condono (per due appartamenti di quella palazzina) inoltrate dai Polverino al Comune anni e anni fa. Per i giudici amministrativi, quelle richieste sono del tutto illegittime e bene fece l’ente cittadino ad apporre il proprio diniego.
Vi chiederete, ora, quale sia la stranezza. Ebbene, pochi anni fa, altri giudici amministrativi, quelli del Consiglio di Stato nello specifico, emanarono una sentenza di segno completamente opposto, accogliendo invece i ricorsi – sempre dei Polverino – per altri appartamenti rientranti nel medesimo edificio. Il Consiglio di Stato, come pubblicato a suo tempo da Terranostranews, evidenziò nella sentenza che c’erano stati difetti di notifiche e che il Comune aveva agito in ritardo nel bocciare le richieste di condono, facendo formare una sorta di silenzio-assenso. Con quella sentenza venne messa in discussione anche l’acquisizione del bene al patrimonio comunale, che il Comune aveva fatto negli anni Novanta, completando però l’iter solo intorno al 2018-2019.
Morale della favola?
Per la stessa palazzina, ma per appartamenti diversi, ci sono due sentenze di giudici amministrativi di segno completamente opposto. Quelli del Tar scrivono che, anche se a distanza di molti anni, è legittimo e doveroso che il Comune persegua l’abusivismo edilizio e dica no ai condoni; quelli del Consiglio di Stato, invece, bacchettarono a suo tempo il Comune, reo di non aver perfezionato l’iter in tempi congrui e con i corretti adempimenti sul fronte delle notifiche ai proprietari.
Ora cosa potrebbe fare il Comune?
Bella domanda. Potrebbe acquisire al proprio patrimonio solo gli appartamenti per i quali ha vinto il ricorso e lasciare stare gli altri. Ma potrebbe, ora, riproporre, anche per il resto degli immobili, la procedura consentita dalla legge: riformulare le ordinanze di abbattimento e, successivamente, acquisire il tutto al proprio patrimonio. Ricordiamo che questa storia si trascina dal lontano 1992 e ha aspetti molti simili a quella del Galeota, il complesso residenziale abusivo, che il Comune ha dovuto restituire ai proprietari per errori procedurali evidenziati dai giudici amministrativi. Anche in quel caso, il Comune avrebbe e potrebbe giocarsi ancora qualche carta.
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