La strategia della Commissione europea nei confronti della nuova ondata di dazi annunciata dal presidente Usa Trump è quella del dialogo. C’è “rammarico” espresso dalla presidente von der Leyen e c’è la volontà di “continuare a cercare soluzioni negoziate, salvaguardando i propri interessi economici”.
Le parole però hanno poca presa su Trump, è evidente. Allora l’Ue lavora a una lista di beni su cui applicare dei contro dazi. Un portavoce della Commissione Ue ha ribadito: “Se necessario, forniremo una risposta ferma, proporzionata, solida, ben calibrata e tempestiva a qualsiasi misura sleale e controproducente da parte degli Stati Uniti”.
In soldoni i funzionari europei lavorano alla lista di prodotti statunitensi da colpire. “Sarà selezionata con attenzione — ha spiegato il portavoce — per massimizzare l’impatto sugli Usa e minimizzarlo sulla nostra economia europea” e sarà compilata in modo “giudizioso e ben calibrato”.
Si tratterà di beni per i quali l’Ue ritiene di avere alternative interne. L’ipotesi circolata di un dazio del 50% sul bourbon aveva fatto infuriare Trump, che aveva minacciato a sua volta il 200% sui vini europei. Abbastanza per spingere Francia, Italia e Spagna a chiedere di rivedere la lista. Tra i prodotti ipotizzati ci sono la soia della Louisiana, la carne bovina e il pollame del Nebraska e del Kansas, i prodotti in legno della Georgia, Virginia e Alabama. Nella lista potrebbero rientrare prodotti industriali e agricoli, tra cui acciaio e alluminio, tessuti, elettrodomestici, materie plastiche.
Trema il “Made in Italy”
La guerra commerciale fa paura all’industria italiana. Le esportazioni oltreoceano sono arrivate a oltre 67 miliardi secondo l’osservatorio economico sui mercati esteri del Governo, le importazioni hanno superato i 25 miliardi. Secondo le ultime proiezioni di Confindustria i solidi legami produttivi tra le due sponde dell’Atlantico sulla chimica e il farmaceutico “potrebbero essere un deterrente alla rincorsa tariffaria” ma oltre il 70% dello stock di capitali investiti dalle imprese farmaceutiche Ue nei paesi extra-UE è diretto negli Usa; la quota è la stessa per le multinazionali farmaceutiche tedesche mentre quelle italiane sfiorano il 90%.
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