Gentile direttore, le ruspe sono entrate in azione iniziando a demolire piccole porzioni dell’edificio. L’operazione in totale dovrebbe durare 40 giorni e ha l’obiettivo di riqualificare l’area, ora in condizioni critiche. Sul posto anche il sindaco del Pd Gaetano Manfredi, che ha festeggiato tacendo la storia, e i disastri, di quell’edilizia pubblica targata-sinistra negli anni Settanta e Ottanta: “Oggi è una bella giornata. Stiamo mettendo fine a una pagina fatta di grandi sofferenze.” Presenti anche i cittadini del Comitato Vele Scampia che, prima dell’inizio delle operazioni, hanno mostrato alcuni striscioni e intonato diversi cori come “la gente come noi non molla mai” ed esibito striscioni con la scritta “Bella Ciao” e pugnetti in alto.
Quello che a sinistra in pochi ricordano è come le Vele di Scampia siano state un tassello decisivo del piano di urbanizzazione delle periferie delle giunte rosse degli anni Settanta e Ottanta. Erano nate invece con l’intento di fare della periferia Nord di Napoli un modello urbanistico sulla scia della legge 167/62 che favoriva l’edilizia popolare per rispondere a esigenze abitative diffuse nelle grandi città, tra il 1962 e il 1975. Il loro nome voleva sottolineare il legame della città con il mare, e la forma triangolare, larga alla base che va restringendosi verso l’alto, rimandava proprio alla vela delle navi. A progettarle, l’architetto Francesco Di Salvo, di area socialista, che concepì i 7 edifici in un’area di 115 ettari, con accesso ai piani attraverso ballatoi aerei. Il principio che l’architetto seguì era quello dell’Existenzminimum, una corrente dell’architettura in base alla quale l’unità abitativa del singolo nucleo familiare avrebbe dovuto essere ridotta al minimo indispensabile, con quindi una spesa costruttiva contenuta, destinando spazi comuni dove la collettività si integrava. Nel suo progetto erano inoltre previsti centri aggregativi e spazi comuni, uno spazio di gioco per bambini e altre attrezzature collettive. La mancata realizzazione di questo ‘nucleo di socializzazione’, che negli anni delle giunte rosse mai si realizzarono, consentendo invece occupazioni e “deportazioni”, è stata certamente una concausa della situazione di degrado che si venne a creare negli anni.



























