Punti di vista. Marano, la sentenza Bertini. Qualcuno commenta. Bonelli: “Silenzio inquietante. L’ex sindaco è stato una iattura per la città”

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Caro direttore,

dando seguito ai tuoi articoli in merito alla sentenza di condanna di dodici anni e sei mesi di carcere disposta in primo grado dal Tribunale di Napoli Nord, collegio Pacchiarini, all’ex sindaco Mauro Bertini per corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa con il clan Polverino, avverto il dovere di fare alcune considerazioni.
Il silenzio, invero assordante e per molti aspetti inquietante che tu, a mio avviso a giusta ragione denunci, è davvero deplorevole e dà la stura del livello di omertà, ipocrisia e connivenza che per diversi lustri ha caratterizzato l’epoca bertiniana ed i vari accoliti, che grazie al sindaco giunto dalla Toscana, hanno beneficiato del ruolo del loro dante causa, costruendo carriere politiche e professionali.
Se da un lato da garante quale mi ritengo, contrario ad ogni forma di becero e strumentale giustizialismo, sono consapevole che qualunque giudizio necessiti di attendere la sentenza in secondo grado ed eventuale terzo che disporrà il Tribunale, è altrettanto vero che mai come nel caso in oggetto, quanto è emerso, altro non è che la conferma documentata in maniera inequivocabile ed impietosa, di quello che a Marano, a partire dal mondo della politica, era noto a tutti, salvo a quanti negavano perché avevano interesse di trincerarsi in maniera cinica ed opportunistica, dietro la bandiera ancora vincente, di un uomo che ha rappresentato per la città di Marano una iattura da equiparare a quella dei clan camorristici espressi da questa terra meravigliosa quanto sventurata.
Per anni i partiti di opposizione hanno denunciato durante le campagne elettorali e nell’assise cittadina, personalmente l’ho fatto ed in più occasioni nel mio breve mandato da vice sindaco, dei rapporti stretti con la camorra locale da questa figura che, per il suo operato e la sua storia, meriterebbe di essere effigiata quale simbolo per un ideale monumento all’ipocrisia.
Per anni ha raccontato, da perfetto “professionista dell’antimafia” di essere sindaco di Marano nonostante la camorra, salvo poi scoprire che lo è stato e più volte confermato, grazie alla stessa.
Una figura che, grazie alla giustizia, verrà consegnata alla storia della città e non solo, come un rappresentante ambiguo delle Istituzioni e come garante e connivente del potere delinquenziale che ha distrutto, in molti casi irreparabilmente, un territorio splendido che avrebbe meritato ben altra sorte.
Quanto ha fatto Bertini, è di una gravità inaudita, perché ha tradito la speranza di riscatto di migliaia di cittadini, i quali, onorandolo del proprio voto, videro in lui l’uomo che avrebbe dovuto garantire la rinascita di Marano.
Questa sentenza, sebbene di primo grado, rappresenta un monito di straordinaria rilevanza, perché, anche se in maniera tardiva, si è avviato un processo da tempo e da molti invocato, che adesso finalmente si avvia verso la conclusione.
Per troppi anni Marano è stata abbandonata a se stessa, questa latitanza ha favorito il proliferare di azioni criminose che hanno in maniera silente, grazie alle più disparate connivenze, garantito, in maniera per lo più indisturbata, uno status quo, i cui risultati devastanti, sono sotto gli occhi di tutti,
Anche alla luce di quanto è emerso dalle intercettazioni e dalle sentenze disposte dal Tribunale di Napoli Nord, è auspicabile e doveroso, che lo Stato si riappropri di questa fetta di territorio ripristinando la legalità e, come è avvenuto per Caivano, dispiegando forze e risorse straordinarie, affinché imponga la propria supremazia e garantisca la tanto agognata rinascita.
Marano di Napoli è l’undicesima città della Campania per numero di abitanti, ha delle risorse ambientali, archeologiche, artistiche e culturali che sono state scempiate per fini speculativi, bisogna ripartire da queste risorse per consentire ai suoi abitanti ed a questa comunità laboriosa, di poter guardare al futuro.
Lo Stato si prenda cura di questo territorio dando prova concreta di volersene riappropriare.
I tanti cittadini perbene, che rappresentano la maggioranza assoluta di questa città, lo meritano ed in fondo, pur se comprensibilmente sfiduciati, non aspettano altro.
Mi auguro che le Istituzioni culturali, Università, Conservatori musicali, Accademie di Belle Arti, Museo Archeologico Nazionale (ricollocando a Marano i tanti reperti archeologici ivi rinvenuti e custoditi nei depositi) la Scuola, gli ordini professionali, attraverso una cabina di regia, restituiscano a questa città il maltorto, donino la perduta, perché più volte tradita, speranza.
Occorre far sì che Marano diventi un laboratorio dove, in luogo della camorra, del degrado e delle corruttele, trionfino la Bellezza e la Legalità.
Un’utopia?
Sicuramente si, almeno fino a quanto lo Stato non tornerà a fare la sua parte, in altri termini, il suo dovere.
Gaetano Bonelli
© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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