Otto condanne, cinquantatre assoluzioni e sette proscioglimenti. I numeri della sentenza pronunciata dal tribunale di Crotone raccontano meglio di qualsiasi formula il naufragio del processo nato dall’operazione “Black Wood”, una delle varie maxi inchieste coordinate da Nicola Gratteri durante gli anni trascorsi alla guida della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.
Scattata nell’ottobre del 2022, l’indagine ruotava attorno alla gestione della centrale a biomasse di Cutro e al presunto impiego di rifiuti illeciti nella produzione di energia. Un impianto accusatorio pesantissimo, accompagnato da 31 misure cautelari e dall’ipotesi che dietro il sistema ci fosse l’ombra della ’ndrangheta.
A distanza di quasi quattro anni, però, la fotografia restituita dall’aula di tribunale è radicalmente diversa. Sessanta imputati su sessantotto sono stati assolti. Circa nove su dieci. Tra loro anche Carmine, Domenico e Salvatore Serravalle, imprenditori appartenenti a una famiglia da generazioni attiva nel settore boschivo calabrese. Numeri sulla scia di quanto registrato recentemente al tribunale di Vibo Valentia per il processo nato dalle maxi operazioni anti ’ndrangheta “Maestrale”, “Olimpo” e “Imperium”.
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