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Secondo Benedetto, il recente sisma ha liberato un’energia significativamente superiore rispetto alla scossa di magnitudo 4.6 del 30 giugno 2025. «Una differenza di appena 0,1 gradi nella scala Richter equivale a circa il 50% di energia in più rilasciata, e questo spiega i danni più consistenti registrati agli edifici».
Per quanto riguarda l’evoluzione del fenomeno, il presidente dell’Ordine dei Geologi sottolinea che, sulla base dei dati storici, la magnitudo difficilmente dovrebbe superare quota 5. Tuttavia, un terremoto di tale intensità comporterebbe un rilascio di energia più che doppio rispetto all’ultimo evento, con conseguenze molto più gravi per gli edifici.
Il fenomeno è strettamente collegato al bradisismo, il lento sollevamento del suolo causato dalla dinamica della camera magmatica sottostante. «Finché il terreno continuerà a sollevarsi – spiega – si continueranno a registrare terremoti. Le rocce accumulano energia fino a quando si spezzano, generando i sismi. È un fenomeno naturale che da sempre caratterizza i Campi Flegrei».
Sul fronte della prevenzione, Benedetto ricorda che una legge del 2023 ha previsto un piano straordinario per la valutazione della vulnerabilità sismica degli edifici dell’area flegrea. Dopo oltre 10 mila sopralluoghi effettuati da circa 300 tecnici, sono state individuate almeno 700 abitazioni ad alto rischio, i cui proprietari possono beneficiare di un contributo statale pari al 50% delle spese per gli interventi di messa in sicurezza.
Il dato più preoccupante, però, riguarda l’adesione alla misura. «Non è stata presentata nemmeno una domanda», evidenzia Benedetto, aggiungendo che le abitazioni vulnerabili potrebbero essere molte di più, considerando che i controlli sono stati effettuati soltanto sugli immobili i cui proprietari avevano richiesto un sopralluogo.
Preoccupazione anche per la stabilità dei costoni tufacei e delle infrastrutture. Secondo il geologo, il monitoraggio deve essere ulteriormente approfondito per conoscere in maniera completa le condizioni del territorio.
Infine, l’appello alla popolazione. Nonostante gli incontri pubblici organizzati nei Comuni dell’area, molti cittadini continuano a non conoscere le aree di attesa e di assistenza previste dai piani di emergenza. «La sensibilizzazione c’è stata – conclude Benedetto – ma evidentemente non è ancora sufficiente».

