Il tutto con l’obiettivo chiaro: accreditare lo scenario del ritorno al fascismo, tra lobby nere e gioventù meloniane varie. In alcuni casi, le accuse del sito diretto da Francesco Cancellato ha provocato anche inchieste giudiziarie, scoppiate poi in una bolla di sapone.
“Inchieste chirurgiche per colpire la destra, appelli per chiedere il salario minimo e poi i propri giornalisti pagati il 40 per cento in meno degli altri. Questo arruolamento di manodopera a basso costo, secondo Libero, avverrebbe mentre crescono gli utili editoriali della Ciaopeople, la società che gestisce il sito d’informazione”, sottolinea in un commento Paolo Marcheschi, senatore e capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Cultura a Palazzo Madama.
“La tanto decantata libertà di stampa – nota sarcasticamente Marcheschi – si persegue anzitutto pagando equi compensi ai giornalisti, non descrivendo fantasiose congetture autoritarie. Se quanto emerso è vero, un’inchiesta seria andrebbe fatta, ma su Fanpage che sfrutta i giornalisti“.
“Preoccupanti interrogativi circa le pratiche contrattuali applicate a dipendenti e collaboratori del sito d`informazione Fanpage, sono stati sollevati da un`inchiesta della testata Libero“, aggiunge Tommaso Foti, capogruppo di FdI alla Camera. “A quanto pare, nonostante la crescita degli utili editoriali e l`impegno pubblico di Fanpage a favore dell`introduzione del salario minimo in Italia, secondo il quotidiano Libero emergerebbe – aggiunge – una mancata applicazione di condizioni salariali eque all’interno dell`azienda stessa”. “Non è forse il caso che Fanpage, anziché destinare morbose attenzioni a Fratelli d`Italia destinate puntualmente a svanire nel nulla cosmico, destini qualche infiltrato nelle redazioni di Fanpage stessa a riprendere e documentare – di nascosto e sotto false vesti – quanto denunciato da Libero? Siamo certi che ne vedremmo delle belle“.
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