Scampia, tra abbandono e ipocrisia e i prezzemolini che speculano anche sulle tragedie

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Il recente crollo della passerella alla Vela Celeste di Scampia ha riportato tragicamente alla luce la cronica incuria e l’abbandono di questo quartiere di Napoli. Un evento drammatico, frutto di decenni di negligenza e di un’assenza di interventi concreti da parte dello Stato.
I 2 morti, i tanti feriti, tra cui molti bambini, le circa 800 famiglie sfollate, stanno solo ora riaccendendo la discussione sulle condizioni di vita in quest’area.
Il crollo è avvenuto a causa di una passerella abusiva, una struttura mai regolarizzata che, nel tempo, ha visto un progressivo deterioramento; come del resto l’intera struttura. Le voci di una lite che avrebbe sovraccaricato la struttura sembrano l’ennesima giustificazione istituzionale ad una tragedia annunciata, appare invece evidente la mancanza di manutenzione e di controllo che ha caratterizzato la gestione di queste strutture pubbliche. Va ricordato infatti che non parliamo di condomini privati, ma di edilizia popolare dello stato.
Sul fronte politico e mediatico non sono mancate le reazioni. La deputata del M5S Gilda Sportiello ha espresso la sua commozione alla Camera, un gesto che però appare tardivo e privo di sostanza. Non risultano infatti depositati atti parlamentari significativi per Scampia, né da parte sua né da parte di altri politici che oggi versano lacrime di coccodrillo.
Artisti e giornalisti, che per anni hanno utilizzato Scampia come palcoscenico per le proprie narrazioni, canzoni, fiction, film e carriere, ora si mobilitano, ma la realtà è che fino a ieri nulla è stato fatto di concreto. La sinistra, che ha governato per la maggior parte delle legislature, oggi punta il dito contro il governo attuale, quando fino a “ieri” aveva avuto innumerevoli occasioni per intervenire. Lo stesso dicasi per gli enti regionali e metropolitani.
L’analisi sulle origini dei problemi di Scampia meriterebbe una grandissima onestà intellettuale ed un “mea culpa” da parte di tutti gli “attori” che oggi si affaticano ad esprimere le loro banali e inconsistenti considerazioni.
Scampia e le zone limitrofi sono state zone di “confino” per anni, successivamente l’abusivismo post terremoto del ’80, la diffusa mancanza di opportunità culturali, sociali e lavorative, l’ evasione scolastica, i clan e lo spaccio e, negli ultimi anni, la mitizzazione della criminalità attraverso media e musica trap accompagnata dalla perenne e palpabile assenza delle istituzioni, hanno reso l’area l’icona del degrado nel mondo occidentale.
I nostri polici sembrano non aver compreso che non bastano solo università o strutture sportive, ma serve un investimento reale in politiche di welfare, lavoro e cultura.
Non bastano i campi da calcio e le palestre, ma educare i bambini allo sport. Non bastano scuole ed università, ma dare la possibilità ai ragazzi di frequentarli. Non bastano teatri e cinema, ma scuole gratuite di recitazione e così via. Ma prima di ogni cosa serve un’alternativa all’offerta della criminalità organizzata, in poche parole, possibilità lavorative. Parliamo dunque
di un impegno a lungo termine supportando le famiglie e isolando i clan criminali. Solo così si potrà spezzare il ciclo di abbandono e degrado, offrendo una speranza concreta alle future generazioni. Questo è il vero compito delle istituzioni, dei media e della società civile: andare oltre le lacrime di circostanza e agire con decisione e costanza per cambiare davvero il destino di Scampia.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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